10 domande, 1000 risposte: Feisal Bunkheila, dissidente libico ora cittadino bolognese

Ecco le 10 risposte di Feisal Bunkheila, un dissidente libico ormai cittadino bolognese, che ha lasciato il suo paese per studiare Medicina in Italia, dove ha deciso di rimanere anche dopo la specializzazione in oncologia e radioterapia. Feisal, durante la Primavera Araba, ha partecipato alla liberazione della Libia organizzando gli aiuti umanitari  per la popolazione, e mettendo a disposizione le sue competenze, collaborando con alcune ONG e comunicando le ragioni della lotta del popolo libico contro la dittatura. Oggi, Feisal vive e lavora in Italia con la sua famiglia, ma continua a mettere a disposizione del suo Paese di origine le sue competenze professionali e umane per la costruzione di una società democratica. Se volete anche voi rispondere alle nostre 10 domande compilate il form che trovate in questa pagina: http://amitie-community.eu/italia/10-punti-chiave/

Migrare è un diritto?

Il fenomeno migrazione esiste dall’inizio dell’esistenza umana: l’essere umano s’è sempre spostato nel corso dei secoli per n. motivi (pascolo per il bestiame, acqua, cultura, sopravvivenza, libertà etc.), basta vedere la storia del popolo ebraico; credo che chiedere e cercare un rifugio da situazioni catastrofiche sia più che un diritto; la stima è di circa 214 milioni tra migranti e rifugiati nel mondo nel 2010.

La migrazione è fonte di sviluppo per l’economia, per la società?

Sicuramente sì e non solo da un punto di vista economico, infatti, al di là delle rimesse che vengono indirizzate ai propri familiari (7,4 miliardi di euro nel 2011), il collegamento commerciale con il paese d’origine, è necessario non dimenticare il fattore culturale che è fondamentale per le civiltà.

Lo sviluppo è un diritto umano? Come contribuisce il cittadino straniero a mantenere i livelli di benessere sociale del nostro paese?

Per rispondere a questo quesito parto dai numeri: facendo riferimento al rapporto Caritas del 2012 “Dossier Statistico Immigrazione”, nel quale si riporta che i collaboratori familiari sono poco più di 750 mila, il settore agricolo, l’edilizia, gli immigrati contribuiscono al Pil Italiano con una quota pari al 11%; pagano 7,5 miliardi di  euro all’anno tra tasse e contributi, con un ritorno di servizi di circa 6 miliardi.

La migrazione può costituire una risorsa anche per il paese d’origine del migrante? La libertà di movimento e di circolazione puó favorire maggiori possibilità di sviluppo sia nei paesi di accoglienza sia nei paesi di origine?

Proprio per tutto ciò che abbiamo detto prima, senza ombra di dubbio, la libertà di movimento favorisce sia il paese ospitante che quello di origine dal punto di vista economico e culturale, basti pensare al ruolo delle Università Italiane e al legame creato con migliaia di laureati stranieri, tornati nei propri paesi d’origine per mettere in pratica le competenze acquisite.

In che modo le politiche migratorie incidono sulla possibilità di un cittadino straniero di costituire una risorsa per il paese in cui vive?

Abbiamo bisogno di una politica proiettata verso il futuro, che non dimentichi i vari problemi legati all’immigrazione; è necessario fare capire ai nuovi cittadini non solo i loro diritti ma anche i loro doveri verso il paese ospitante, tralasciando la demagogia e la falsa solidarietà. Dare pari opportunità a tutti a partire dal diritto di cittadinanza ai figli dei migranti, nati e cresciuti in Italia. Se si parte dal principio che questo fenomeno, se organizzato, rappresenta una risorsa e una ricchezza per tutti, allora, il cittadino straniero costituisce una risorsa per il paese in cui vive.

Come comunicare la migrazione come processo di sviluppo?

Informazione corretta e giusta, programmi chiari, collaborazione attiva e partecipazione con la società civile, inoltre, il coinvolgimento del  mondo della scuola è fondamentale.

Come favorire una reale partecipazione dei cittadini migranti alla costruzione di una comunità locale coesa?

Bisogna essere realisti, questo processo richiede uno sforzo e un sacrificio da parte di tutti; per prima cosa e’ fondamentale avere la possibilità di informazione, poi, bisogna avere obiettivi precisi e favorire la partecipazione, iniziando dai quartieri con iniziative comuni che abbiano un’utilità per la società, coinvolgendo i nuovi cittadini, senza mai dimenticare il ruolo fondamentale che la scuola può avere  per favorire una reale partecipazione dei cittadini.

 

 

 

  1. Francesca Rispondi

    è sempre interessante sentire un racconto di prima mano, grazie feisal cittadino del mondo!

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