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	<title>Amitie Community Italia &#187; cosviluppo</title>
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		<title>Le nostre storie AMITIE &#8211; Alex Sarr</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 09:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alex sarr]]></category>
		<category><![CDATA[cosviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[storie migranti]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>
		<category><![CDATA[turismo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[turismo sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Alex Sarr è di orgine senegalese, in Italia si occupa di Turismo Responsabile. Hai realizzato i tuoi sogni venendo i Italia? Sono sempre stato un sognatore. Fin da ragazzo ricordo che sognavo di viaggiare, di andare a conoscere altre parti del mondo. Così, anche meravigliando i miei genitori, a 18 anni ho deciso di lasciare il lavoro e di mettermi in viaggio. Io sono rimasto quello di allora, ho fatto tanti incontri nella mia vita, ho conosciuto momenti belli e anche momenti di estrema difficoltà. Si sono avverati tanti dei miei sogni e forse anche molti di più, ma quella voglia di scoprire cose nuove e di dare una mano per cambiare il mondo c&#8217;è ancora tutta. Per questo, in forme certo diverse, il mio viaggio continua, non potrebbe essere altrimenti, io sono Elajhi (il viandante). Cosa fai in Italia? Gli italiani che vogliono conoscere l&#8217;Africa sono costretti a utilizzare circuiti turistici che non rappresentano un vero e proprio incontro con l&#8217;Africa. Certo, l&#8217;Africa è anche Malindi, o i centri turistici di Zanzibar, ma conoscere solo quest&#8217;Africa è riduttivo.  Per questo ho pensato di far qualcosa per far conoscere agli italiani la mia Africa, in questo caso il Senegal. Così ho iniziato ad occuparmi di Turismo responsabile. Ho iniziato volendo diffondere un’idea diversa dell’Africa rispetto al modo in cui viene sempre presentata. In genere qui si dà molto risalto all’Africa come luogo di emergenza continua, di bisogno, di disperazione. Io ho cercato di impostare tutto sull’incontro tra le persone, tra la gente. Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi? Faccio parte della Onlus “Chiama l&#8217;Africa”, un&#8217;associazione che tentava di parlare di Africa in maniera diversa, che non si limitava a proporre una solidarietà basata sull&#8217;aiuto, ma voleva far conoscere l&#8217;Africa nelle sue potenzialità e nella sua positività. Ricordo lo slogan di quando ho aderito: “l&#8217;Africa può”, tanti anni prima di Obama. Questa per me è stata una nuova opportunità che mi ha, in un certo senso, fatto scoprire di nuovo l&#8217;Africa, il mio continente. Come contribuisci allo sviluppo nel tuo paese d’origine? Sapevo che a Pikine – la più grande area metropolitana di Dakar &#8211; c&#8217;erano alcuni vecchi amici che si stavano impegnando per lo sviluppo del quartiere, ho pensato di partecipare e collaborare con diversi progetti. La cosa più bella è che non li abbiamo pensati noi per loro, non li abbiamo impostati dall’alto, ma abbiamo prima conosciuto le comunità locali, instaurato un dialogo con loro per poi collaborare alla realizzazione. Il progetto che continua tutt’ora è quello dell&#8217;adozione scolastica delle bambine. Esiste in tutto il Senegal un altissimo tasso di abbandono scolastico da parte delle bambine; si aggiunga a ciò il fatto che, da molti anni, il governo senegalese non dà sovvenzioni alle scuole, da qui è nata l’idea del progetto, partito nel 2003. All’inizio pensavamo di occuparci solo del ciclo elementare, quest’anno partirà un altro gruppo e abbiamo deciso di seguire le bambine fino agli studi superiori. Anche il sindaco di Pikine ha capito che è un progetto innovativo e così sono stato nominato cittadino onorario e consigliere speciale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/Foto-Testimonial.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2375" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/Foto-Testimonial-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Alex Sarr è di orgine senegalese, in Italia si occupa di Turismo Responsabile.</p>
<p><strong>Hai realizzato i tuoi sogni venendo i Italia?</strong></p>
<p><strong></strong>Sono sempre stato un sognatore. Fin da ragazzo ricordo che sognavo di viaggiare, di andare a conoscere altre parti del mondo. Così, anche meravigliando i miei genitori, a 18 anni ho deciso di lasciare il lavoro e di mettermi in viaggio. Io sono rimasto quello di allora, ho fatto tanti incontri nella mia vita, ho conosciuto momenti belli e anche momenti di estrema difficoltà. Si sono avverati tanti dei miei sogni e forse anche molti di più, ma quella voglia di scoprire cose nuove e di dare una mano per cambiare il mondo c&#8217;è ancora tutta. Per questo, in forme certo diverse, il mio viaggio continua, non potrebbe essere altrimenti, io sono Elajhi (il viandante).</p>
<p><strong>Cosa fai in Italia?</strong></p>
<p><strong></strong>Gli italiani che vogliono conoscere l&#8217;Africa sono costretti a utilizzare circuiti turistici che non rappresentano un vero e proprio incontro con l&#8217;Africa. Certo, l&#8217;Africa è anche Malindi, o i centri turistici di Zanzibar, ma conoscere solo quest&#8217;Africa è riduttivo.  Per questo ho pensato di far qualcosa per far conoscere agli italiani la mia Africa, in questo caso il Senegal. Così ho iniziato ad occuparmi di Turismo responsabile. Ho iniziato volendo diffondere un’idea diversa dell’Africa rispetto al modo in cui viene sempre presentata. In genere qui si dà molto risalto all’Africa come luogo di emergenza continua, di bisogno, di disperazione. Io ho cercato di impostare tutto sull’incontro tra le persone, tra la gente.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi?</strong></p>
<p>Faccio parte della <a href="http://www.lafricachiama.org/" target="_blank">Onlus “Chiama l&#8217;Africa”</a>, un&#8217;associazione che tentava di parlare di Africa in maniera diversa, che non si limitava a proporre una solidarietà basata sull&#8217;aiuto, ma voleva far conoscere l&#8217;Africa nelle sue potenzialità e nella sua positività. Ricordo lo slogan di quando ho aderito: “l&#8217;Africa può”, tanti anni prima di Obama. Questa per me è stata una nuova opportunità che mi ha, in un certo senso, fatto scoprire di nuovo l&#8217;Africa, il mio continente.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo nel tuo paese d’origine?</strong></p>
<p><strong></strong>Sapevo che a Pikine – la più grande area metropolitana di Dakar &#8211; c&#8217;erano alcuni vecchi amici che si stavano impegnando per lo sviluppo del quartiere, ho pensato di partecipare e collaborare con diversi progetti. La cosa più bella è che non li abbiamo pensati noi per loro, non li abbiamo impostati dall’alto, ma abbiamo prima conosciuto le comunità locali, instaurato un dialogo con loro per poi collaborare alla realizzazione. Il progetto che continua tutt’ora è quello dell&#8217;adozione scolastica delle bambine. Esiste in tutto il Senegal un altissimo tasso di abbandono scolastico da parte delle bambine; si aggiunga a ciò il fatto che, da molti anni, il governo senegalese non dà sovvenzioni alle scuole, da qui è nata l’idea del progetto, partito nel 2003. All’inizio pensavamo di occuparci solo del ciclo elementare, quest’anno partirà un altro gruppo e abbiamo deciso di seguire le bambine fino agli studi superiori. Anche il sindaco di Pikine ha capito che è un progetto innovativo e così sono stato nominato cittadino onorario e consigliere speciale.</p>
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		<title>Le nostre storie AMITIE &#8211; Idris Hussain Ali</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 16:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mandato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[cosviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Idris Hussain Ali]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>

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		<description><![CDATA[Idris Hussain Ali è originario del Kurdistan iracheno, ha 29 anni, è in Italia dal 2005 e ha un bar nel centro di Bologna. Hai un sogno che vorresti veder realizzato da quando sei venuto in Italia?  Si, ce ne sono tre. Sogno sempre il giorno in cui l’Italia sarà senza problemi economici, politici e gli stranieri potranno vivere qua in tranquillità. Molto spesso gli stranieri che stanno qua pensano di riuscire ad avere la cittadinanza italiana dopo 5 o 6 anni, invece qui passa un secolo prima di averla&#8230;sembra che lo Stato non si fidi di te come cittadino, c’è delusione, c’è amarezza. Per rinnovare il permesso di soggiorno si spendono tempo e soldi quando già ci sono i problemi di tutti i giorni, ci si sente sempre in viaggio, senza la capacità di stabilirsi, di costruire una vita qua. Un sogno personale, invece, è quello di avere tempo per tutto e tutti. Tempo per fare teatro, tempo per lavorare, per andare in vacanza, per gli amici…. avere tempo per fare tutte le cose e non correre sempre solo dietro al lavoro. L’altro sogno è il ritorno nel mio paese, senza aver paura di dittatori che attaccano il paese; poter tornare senza avere paura della guerra e della morte. Qual è la cosa che ti rappresenta di più qua in Italia?  Il mio bar. Una volta è venuta una persona e, parlando al telefono, si chiedeva quale fosse il nome del bar. C’era molta gente, tutti si sono girati e hanno detto “Idris”. Nessuno lo chiama con il nome Swing bar, tutti lo chiamano “da Idris”, mi fa piacere, mi fa sorridere, mi fa stare bene. Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi? Ho sempre lavorato, ho sempre pagato tasse e contributi, ho trovato il tempo e i soldi per studiare  e prendere la patente italiana, lavorando ho anche preso il diploma di scuola media e ho frequentato un corso di teatro per 6 anni; ora che il lavoro è tantissimo, anche se non riesco ad andare alle prove, ci sono con lo spirito. Come contribuisci allo sviluppo nel tuo paese d’origine?  Anni fa, prima di avere l’attività, mandavo soldi perché avevo debiti con la mia famiglia. Dopo che ho aperto questo locale ho avuto bisogno di altri soldi da investire e ho anche aiutato amici fuori dall’Italia. Qui è molto difficile avere prestiti e sei obbligato a contattare la famiglia o gli amici che vivono in altri paesi per avere dei prestiti. Qual è un’immagine chiave, legata alla migrazione, che non scorderai mai?  Il viaggio è una cosa che non si può dimenticare. Conservo nella mia memoria migliaia di immagini, quelle che ancora non mi abbandonano appartengono a sentimenti di paura o felicità. Abbiamo viaggiato con il cavallo, in montagna per ore e ore, col freddo, con la neve fino alle ginocchia. Ricordo i posti bui aspettando che alla fine sorgesse il sole.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/bg_8410833.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2364" style="border-right: 10px" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/bg_8410833-300x225.jpg" alt="Idris Hussain Ali" width="300" height="225" /></a>Idris Hussain Ali è originario del Kurdistan iracheno, ha 29 anni, è in Italia dal 2005 e ha un bar nel centro di Bologna.</p>
<p><strong>Hai un sogno che vorresti veder realizzato da quando sei venuto in Italia? </strong></p>
<p>Si, ce ne sono tre.</p>
<p>Sogno sempre il giorno in cui l’Italia sarà senza problemi economici, politici e gli stranieri potranno vivere qua in tranquillità. Molto spesso gli stranieri che stanno qua pensano di riuscire ad avere la cittadinanza italiana dopo 5 o 6 anni, invece qui passa un secolo prima di averla&#8230;sembra che lo Stato non si fidi di te come cittadino, c’è delusione, c’è amarezza.</p>
<p>Per rinnovare il permesso di soggiorno si spendono tempo e soldi quando già ci sono i problemi di tutti i giorni, ci si sente sempre in viaggio, senza la capacità di stabilirsi, di costruire una vita qua.</p>
<p>Un sogno personale, invece, è quello di avere tempo per tutto e tutti. Tempo per fare teatro, tempo per lavorare, per andare in vacanza, per gli amici…. avere tempo per fare tutte le cose e non correre sempre solo dietro al lavoro.</p>
<p>L’altro sogno è il ritorno nel mio paese, senza aver paura di dittatori che attaccano il paese; poter tornare senza avere paura della guerra e della morte.</p>
<p><strong>Qual è la cosa che ti rappresenta di più qua in Italia?</strong></p>
<p><strong> </strong>Il mio bar. Una volta è venuta una persona e, parlando al telefono, si chiedeva quale fosse il nome del bar. C’era molta gente, tutti si sono girati e hanno detto “Idris”.</p>
<p>Nessuno lo chiama con il nome Swing bar, tutti lo chiamano “da Idris”, mi fa piacere, mi fa sorridere, mi fa stare bene.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi?</strong></p>
<p><strong></strong>Ho sempre lavorato, ho sempre pagato tasse e contributi, ho trovato il tempo e i soldi per studiare  e prendere la patente italiana, lavorando ho anche preso il diploma di scuola media e ho frequentato un corso di teatro per 6 anni; ora che il lavoro è tantissimo, anche se non riesco ad andare alle prove, ci sono con lo spirito.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo nel tuo paese d’origine?</strong></p>
<p><strong> </strong>Anni fa, prima di avere l’attività, mandavo soldi perché avevo debiti con la mia famiglia. Dopo che ho aperto questo locale ho avuto bisogno di altri soldi da investire e ho anche aiutato amici fuori dall’Italia. Qui è molto difficile avere prestiti e sei obbligato a contattare la famiglia o gli amici che vivono in altri paesi per avere dei prestiti.</p>
<p><strong>Qual è un’immagine chiave, legata alla migrazione, che non scorderai mai?</strong></p>
<p><strong> </strong>Il viaggio è una cosa che non si può dimenticare.</p>
<p>Conservo nella mia memoria migliaia di immagini, quelle che ancora non mi abbandonano appartengono a sentimenti di paura o felicità. Abbiamo viaggiato con il cavallo, in montagna per ore e ore, col freddo, con la neve fino alle ginocchia.</p>
<p>Ricordo i posti bui aspettando che alla fine sorgesse il sole.</p>
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		<title>Le fasi del progetto AMITIE: il Context Report &#8211; Intervista a Gustavo Gozzi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 12:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le fasi del Progetto]]></category>
		<category><![CDATA[AMITIE]]></category>
		<category><![CDATA[context report]]></category>
		<category><![CDATA[cosviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Gozzi]]></category>
		<category><![CDATA[università di bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Inauguriamo con questo articolo una nuova sessione del blog nella quale vi racconteremo le fasi del progetto AMITIE che hanno preceduto la presentazione ufficiale della Campagna il 20 ottobre 2012 tramite le testimonianze dei vari attori che ne hanno preso parte. Nelle prime fasi del progetto un ruolo fondamentale è stato svolto dall&#8217;Università di Bologna. Abbiamo intervistato il Professor Gustavo Gozzi,  Direttore del Master Diritti Umani e Intervento Umanitario, che ci ha parlato della prima fase del progetto AMITIE: il Context Report. La ricerca è stata svolta in due momenti distinti: In una prima fase è stata sviluppata tutta la parte relativa al concetto di co-sviluppo, di cui sono state analizzate tutte le implicazioni. Il Professor Gozzi ha posto l&#8217;accento sull&#8217;approccio ai temi del co-sviluppo in chiave di diritti umani, intrododucendo e valorizzando il concetto di sviluppo umano: la valorizzazione delle capacità dei soggetti come premessa dello sviluppo economico. Questa parte della ricerca &#8220;ha messo in discussione il concetto di crescita economica, ha evidenziato la necessità dell’integrazione e ha valorizzato l’importanza del multiculturalismo, mostrando i ritardi del dibattito europe e le resistenze dei vari paesi ad accettare queste idee&#8220;. Nella seconda parte l&#8217;analisi è stata diretta verso la comparazione dei vari modelli di integrazione e dei rapporti tra il migrante e il paese d’origine, per capire se questo rapporto era facilitato, era ostacolato o era sostento. Questo ha fatto emergere che alcune realtà sono molto avanzate (Spagna) sui temi del co-sviluppo e altre hanno ancora dei ritardi. Questa fase ha fornito le basi per la realizzazione del Corso di Alta Formazione (trovate qui il Booklet) destinato ai funzionari pubblici dei paesi coinvolti nel progetto.  &#8221;A seguito di queste fasi sono emerse proposte per il Comune di Bologna che non erano previste dal progetto e che state positivamente recepite dalle municipalità&#8221;, che riguardano la necessità di estendere il Corso di Alta Formazione per venire incontro ad una carenza generalizzata nell&#8217;affrontare i temi della migrazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Inauguriamo con questo articolo una nuova sessione del blog nella quale vi racconteremo le <strong>fasi del progetto AMITIE</strong> che hanno preceduto la <a href="http://amitie-community.eu/italia/la-migrazione-nasce-sempre-dallamore-amitie-si-presenta-a-human-rights-nights-2012/" target="_blank">presentazione ufficiale della Campagna il 20 ottobre 2012</a> tramite le testimonianze dei vari attori che ne hanno preso parte.</p>
<p>Nelle prime fasi del progetto un ruolo fondamentale è stato svolto dall&#8217;Università di Bologna. <strong>Abbiamo intervistato il Professor Gustavo Gozzi,  Direttore del <a href="http://www.masterdirittiumani.it/" target="_blank">Master Diritti Umani e Intervento Umanitario</a>, che ci ha parlato della prima fase del progetto AMITIE: il </strong><em><strong>Context Report</strong>.</em></p>
<p><em></em>La ricerca è stata svolta in due momenti distinti:</p>
<ul>
<li>In una prima fase è stata sviluppata tutta la parte relativa al concetto di co-sviluppo, di cui sono state analizzate tutte le implicazioni. Il Professor Gozzi ha posto l&#8217;accento sull&#8217;approccio ai temi del co-sviluppo in chiave di diritti umani, intrododucendo e valorizzando il concetto di sviluppo umano: la valorizzazione delle capacità dei soggetti come premessa dello sviluppo economico.<strong> Questa parte della ricerca &#8220;<em>ha messo in discussione il concetto di crescita economica, ha evidenziato la necessità dell’integrazione e ha valorizzato l’importanza del multiculturalismo, mostrando i ritardi del dibattito europe e le resistenze dei vari paesi ad accettare queste idee</em>&#8220;</strong>.</li>
<li>Nella seconda parte l&#8217;analisi è stata diretta verso la comparazione dei vari modelli di integrazione e dei rapporti tra il migrante e il paese d’origine, per capire se questo rapporto era facilitato, era ostacolato o era sostento. Questo ha fatto emergere che alcune realtà sono molto avanzate (Spagna) sui temi del co-sviluppo e altre hanno ancora dei ritardi.</li>
</ul>
<p>Questa fase ha fornito le basi per la realizzazione del <strong>Corso di Alta Formazione</strong> (trovate <a href="http://www.comune.bologna.it/amitie/documents.php" target="_blank">qui</a> il Booklet) destinato ai funzionari pubblici dei paesi coinvolti nel progetto.</p>
<p><strong> &#8221;A seguito di queste fasi sono emerse proposte per il Comune di Bologna che non erano previste dal progetto e che state positivamente recepite dalle municipalità&#8221;</strong>, che riguardano la necessità di estendere il Corso di Alta Formazione per venire incontro ad una carenza generalizzata nell&#8217;affrontare i temi della migrazione.</p>
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