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	<title>Amitie Community Italia &#187; Giuseppe Mandato</title>
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		<title>Amitie racconta con gli occhi di Marcos Moreno</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 09:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mandato</dc:creator>
				<category><![CDATA[International Contest]]></category>
		<category><![CDATA[AMITIE]]></category>
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		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>

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		<description><![CDATA[Il foto racconto di Marcos Moreno (AMITIE) Spesso sul blog di AMITIE vi parliamo di pluralità, storie di vita che solo apparentemente ci sono estranee. Parliamo di come le città affrontano le questioni relative alla migrazione. Questa volta vogliamo farlo in una maniera diversa, senza parole. Convinti che le migliori storie si raccontino da sé e comunichino anche senza parole, appunto, vogliamo presentarvi oggi questa bellissima galleria fotografica realizzata da Marcos Moreno, un fotografo spagnolo specializzato nel foto racconto. Marcos Moreno è un fotoreport di 37 anni, collabora con moltissime agenzie (AFP &#8211; Agence France-Press, ecc.). Nel 2009 ha vinto il National Journalism Awards con Sorriso di un Naufragio. Ne ha parlato anche www.repubblica.it e questa serie di scatti sta, letteralmente, facendo il giro del mondo. Il titolo, Hastìo y Esperanza, parla da sé. Vi consigliamo vivamente di guardarla con attenzione, ecco il link http://www.marcosmoreno.com/inmigracion/  e, qualora aveste altre storie o racconti da suggerirci, vi preghiamo di farlo utilizzando i nostri canali Facebook e Twitter (aggiungendo l&#8217;hashtag #stories) o via mail. &#160; Nessuno è colpevole, siamo tutti colpevoli. Così si conclude questa serie di scatti&#8230; &#160; This is my story. Or Ours?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Il foto racconto di Marcos Moreno (AMITIE)</h2>
<p>Spesso sul blog di AMITIE vi parliamo di pluralità, storie di vita che solo apparentemente ci sono estranee. Parliamo di come le città affrontano le questioni relative alla migrazione. Questa volta vogliamo farlo in una maniera diversa, senza parole.</p>
<p>Convinti che le migliori storie si raccontino da sé e comunichino anche senza parole, appunto, vogliamo presentarvi oggi questa bellissima galleria fotografica realizzata da <strong>Marcos Moreno</strong>, un fotografo spagnolo specializzato nel foto racconto.</p>
<p><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px" src="http://www.marcosmoreno.com/wp-content/uploads/2011/06/marcos81.jpg" alt="Marcos Moreno, Fotoreporter" width="194" height="164" />Marcos Moreno è un <em>fotoreport</em> di 37 anni, collabora con moltissime agenzie (AFP &#8211; Agence France-Press, ecc.). Nel <strong>2009</strong> ha vinto il National Journalism Awards con <strong>Sorriso di un Naufragio.</strong></p>
<h1 id="firstHeading"></h1>
<p>Ne ha parlato anche <strong><a title="Repubblica.it" href="http://www.repubblica.it" target="_blank">www.repubblica.it</a> </strong>e questa serie di scatti sta, letteralmente, facendo il giro del mondo. Il titolo, <em><strong>Hastìo y Esperanza</strong></em>, parla da sé. Vi consigliamo vivamente di guardarla con attenzione, ecco il link <a title="Sito Web Ufficiale di Marcos Moreno" href="http://www.marcosmoreno.com/inmigracion/" target="_blank">http://www.marcosmoreno.com/inmigracion/  </a>e, qualora aveste altre <strong>storie o racconti da suggerirci</strong>, vi preghiamo di farlo utilizzando i nostri canali <a href="https://www.facebook.com/AMITIEproject?ref=ts&amp;fref=ts" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a> e <a href="https://twitter.com/AMITIEproject" target="_blank"><strong>Twitter</strong></a> (aggiungendo l&#8217;<span style="text-decoration: underline">hashtag</span> <strong>#stories</strong>) o <strong>via <a href="mailto:campaign@amitie-project.eu" target="_blank">mail</a></strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: right">Nessuno è colpevole, siamo tutti colpevoli.</p>
<p style="text-align: right">Così si conclude questa serie di scatti&#8230;</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center">This is my story. Or Ours?</h3>
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		<title>Amitie&#8217;s community events: perché farli e perché farlo insieme?</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/communityevents/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 12:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Community building events]]></category>
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		<category><![CDATA[Questa è la mia storia. O la nostra?]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>
		<category><![CDATA[università di bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi vorremmo discutere dei presupposti che guidano i community events di Amitie. Come si costruiscono? A chi si rivolgono? Quali obiettivi si pongono? La campagna di comunicazione Amitie ha come mission un nuovo modello di comunicazione sociale e vuole essere il risultato di una pratica plurale, vedere il coinvolgimento di più soggetti (istituzionali e non) e lavorare affinché i protagonisti siano i cittadini stessi. Costruire, in altre parole, modelli di socialità dal basso, bottom up. Occorre, innanzitutto, interrogarsi sul concetto di migrazione e capire come tale concetto si traduca nella pratica di ogni giorno. Capire come, a livello individuale e collettivo, ci si rapporta quotidianamente all&#8217;altro. gni giorno ci troviamo a interagire con gente, lingue, storie diverse. Anche in un contesto di tolleranza, le distanze restano evidenti. Prima di capire come abbattere muri e costruire incontri è secondo noi necessario porsi alcune domande: quanto delle mie convinzioni è supportato da esperienze dirette? Quanto, invece, risulta essere viziato da rappresentazioni che altri danno del tema? Riuscire a scindere le informazioni esperibili direttamente da quelle mediate è senz&#8217;altro necessario, un primo passo nella giusta direzione. Potremmo renderci conto di come alcune delle minacce che quotidianamente percepiamo non trovino alcun fondamento nella realtà e siano, piuttosto, il frutto di luoghi comuni alimentati da pregiudizi e molto spesso cavalcati dai media, spinti da fini commerciali più che dalla ricerca della verità. È naturale, quindi, che gli Amitie community events affondino le loro radici nella convinzione che nulla possa sostituirsi all&#8217;esperienza diretta al fine di produrre informazioni utili a orientare il nostro approccio con gli &#8220;altri&#8221;, che poi sono anche i nostri vicini. Amitie costruirà gli eventi lavorando giorno per giorno, intercettando quei movimenti che sotterraneamente percorrono il tessuto bolognese, facendo in modo che cittadini italiani e cittadini stranieri s&#8217;incontrino fisicamente e producano da sé quella conoscenza necessaria a rendere il mondo un posto migliore in cui vivere. Gli eventi di Amitie si rivolgono (abbracciano) a tutta la città e con essa cercano di creare relazioni, esperienze che contribuiscano a diffondere l&#8217;immagine del nuovo vicino non come fonte di timori ma come una risorsa, come un&#8217;opportunità per creare un noi nuovo. Un saggio, guardando da lontano, grida: &#8220;Vedo una belva avvicinarsi!!&#8221; Poco dopo, osservando la medesima figura, esclama: &#8220;Vedo un uomo venirmi incontro!&#8221; Infine, quando l&#8217;altro gli è ormai accanto, afferma: &#8220;C&#8217;è un fratello con me alla mia mensa!&#8221; (Narrazione Orientale). ______________________________ Desideriamo, inoltre, citare www.quattrogatti.info dal quale abbiamo preso a prestito il video pubblicato in calce a questo articolo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vorremmo discutere dei presupposti che guidano i <em>community events</em> di <em>Amitie.</em></p>
<p><strong>Come si costruiscono?</strong> <strong>A chi si rivolgono? Quali obiettivi si pongono?</strong></p>
<p>La campagna di comunicazione <em><strong>Amitie</strong></em> ha come mission un nuovo modello di <strong>comunicazione sociale</strong> e vuole essere il risultato di una pratica plurale, vedere il coinvolgimento di più soggetti (istituzionali e non) e lavorare affinché <strong>i protagonisti siano i cittadini</strong> <strong></strong>stessi. <strong>Costruire</strong>, in altre parole, <strong>modelli di socialità dal basso, bottom up</strong>.</p>
<p>Occorre, innanzitutto, interrogarsi sul concetto di migrazione e capire come tale concetto si traduca nella pratica di ogni giorno. Capire come, a livello individuale e collettivo, ci si rapporta quotidianamente all&#8217;altro. gni giorno ci troviamo a interagire con gente, lingue, storie diverse. Anche in un contesto di tolleranza, le distanze restano evidenti.</p>
<p>Prima di capire come abbattere muri e costruire incontri è secondo noi necessario porsi alcune domande: <strong>quanto delle mie convinzioni è supportato da esperienze dirette?</strong> <strong>Quanto, invece, risulta essere viziato da rappresentazioni che altri danno del tema?</strong></p>
<p>Riuscire a scindere le informazioni esperibili direttamente da quelle mediate è senz&#8217;altro necessario, un primo passo nella giusta direzione. Potremmo renderci conto di come alcune delle minacce che quotidianamente percepiamo non trovino alcun fondamento nella realtà e siano, piuttosto, il frutto di luoghi comuni alimentati da pregiudizi e molto spesso cavalcati dai media, spinti da fini commerciali più che dalla ricerca della verità.</p>
<p>È naturale, quindi, che gli <strong><em>Amitie community events</em></strong> affondino le loro radici nella convinzione che nulla possa sostituirsi all&#8217;esperienza diretta al fine di produrre informazioni utili a orientare il nostro approccio con gli &#8220;altri&#8221;, che poi sono anche i nostri vicini.</p>
<p>Amitie costruirà gli <strong>eventi </strong>lavorando giorno per giorno, intercettando quei movimenti che sotterraneamente percorrono il tessuto bolognese, facendo in modo che <strong>cittadini italiani e cittadini stranieri s&#8217;incontrino fisicamente e producano da sé quella conoscenza necessaria a rendere il mondo un posto migliore in cui vivere.</strong> Gli eventi di Amitie si rivolgono (abbracciano) a tutta la città e con essa cercano di creare relazioni, esperienze che contribuiscano a diffondere l&#8217;immagine del nuovo vicino non come fonte di timori ma come una risorsa, come un&#8217;opportunità per creare un <strong>noi nuovo.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<div style="text-align: justify;text-indent: 3em">
<div style="line-height: 0.7em;text-align: right" align="right">
<p><em><img class="alignleft" style="border: 1px solid black" src="http://milano.ogginotizie.it/GUI/file_contenuti/258030_bambinocinese.png" alt="Amitie-Community.eu/italia" width="225" height="148" />Un saggio, guardando da lontano, grida:</em></p>
<p>&#8220;Vedo una belva avvicinarsi!!&#8221;</p>
<p>Poco dopo, osservando la medesima figura, esclama:</p>
<p>&#8220;Vedo un uomo venirmi incontro!&#8221;</p>
<p>Infine, quando l&#8217;altro gli è ormai accanto, afferma:</p>
<p>&#8220;C&#8217;è un fratello con me alla mia mensa!&#8221;</p>
<p>(Narrazione Orientale).<br />
______________________________</p>
</div>
</div>
<p>Desideriamo, inoltre, citare www.quattrogatti.info dal quale abbiamo preso a prestito il video pubblicato in calce a questo articolo.</p>
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		<title>Sheriff Bah, il pensiero di chi chiede asilo</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2012 08:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi sarà a raccontare,  chi sarà?  Sarà chi rimane.  Io seguirò questo migrare,  seguirò questa corrente di ali.  Khorakhané, Fabrizio De André Oggi vorremmo farvi leggere le parole di un richiedente asilo &#8211; Sheriff Bah &#8211; dette in occasione del lancio della campagna Amitie.  Le sue parole, rileggendo questo discorso, richiamano alla mente quelle di Fabrizio De André in Khorakhané (album Anime Salve, 1996). Migrare ci pone in una condizione d&#8217;incertezza, con noi portiamo quel background che speriamo possa servire alla gente del posto. Costretti ad essere vento, come nella canzone, con la sola speranza che lì, da qualche parte, ci sia gente disposta ad aiutarci. Un luogo disposto ad accoglierci. Quell&#8217;aiuto, però, troppo spesso non arriva. Sheriff Bah ci aiuta, così, a spostare la prospettiva e riconosce nell&#8217;ambizione di Amitie il tentativo di produrre quel luogo d&#8217;accoglienza tanto necessario alla società globalizzata di oggi. Riportiamo, qui, le sue parole. &#8220;Grazie al progetto AMITIE il nesso tra migrazioni, diritti umani e sviluppo è diventato più chiaro rivelandomi due fattori chiave. In primo luogo un ambiente pacificato e sicuro, fondato sui principi fondamentali dei diritti umani e delle libertà fondamentali, offre opportunità alle persone di sviluppare le loro potenzialità, condurre una vita produttiva e creativa.  In secondo luogo, quando le persone si muovono, portano con sé un insieme di conoscenze e competenze e uno stile di vita che può contribuire in diversi modi allo sviluppo dei paesi di accoglienza. Poichè l’integrazione è una trasformazione sociale costante in cui entrambe le parti (chi accoglie e chi migra) devono essere preparate a dare e a prendere, con lo scopo di raggiungere un terreno comune per il bene di tutti, è altresì importante avere un luogo ben definito e programmi realistici di comunicazione volti a sensibilizzare il pubblico sui vantaggi dell’integrazione e in tal modo lottare contro la visione negativa e stereotipata della migrazione e rendere i cittadini più ricettivi e consapevoli. La migrazione può produrre sviluppo solo se è vista come parte di un processo più ampio di cambiamento in un mondo in rapida evoluzione che sta diventando sempre più interdipendente. La campagna del progetto AMITIE è rivolta ad accrescere la consapevolezza, mettendo in evidenza come un approccio integrato tra i temi migrazione, diritti umani e sviluppo può essere un beneficio per i paesi di origine e per quelli di accoglienza, così come per gli stessi migranti. Questo si può realizzare quando le politiche governative collaborano con le agenzie internazionali, la società civile, le associazioni di migranti e tutti coloro che sono interessati a raggiungere un approccio comune per realizzare risultati buoni per tutti&#8220;.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Chi sarà a raccontare,  chi sarà?  Sarà chi rimane.  Io seguirò questo migrare,  seguirò questa corrente di ali. </em></p>
<p>Khorakhané, Fabrizio De André</p></blockquote>
<p>Oggi vorremmo farvi leggere le<strong> parole di un richiedente asilo</strong> &#8211; Sheriff Bah &#8211; <strong>dette in occasione del lancio della campagna Amitie</strong>.  Le sue parole, rileggendo questo discorso, richiamano alla mente quelle di Fabrizio De André in Khorakhané (album Anime Salve, 1996).</p>
<p><strong>Migrare ci pone in una condizione d&#8217;incertezza</strong>, con noi portiamo quel background che speriamo possa servire alla gente del posto. Costretti ad essere vento, come nella canzone, <strong>con la sola speranza che lì, da qualche parte, ci sia gente disposta ad aiutarci. Un luogo disposto ad accoglierci</strong>.</p>
<p>Quell&#8217;aiuto, però, troppo spesso non arriva. <strong>Sheriff Bah</strong> ci aiuta, così, a spostare la prospettiva e riconosce nell&#8217;ambizione di Amitie il tentativo di produrre quel luogo d&#8217;accoglienza tanto necessario alla società globalizzata di oggi.</p>
<p>Riportiamo, qui, le sue parole.</p>
<p>&#8220;<em>Grazie al progetto AMITIE il nesso tra migrazioni, diritti umani e sviluppo è diventato più chiaro rivelandomi due fattori chiave. In primo luogo un ambiente pacificato e sicuro, fondato sui principi fondamentali dei diritti umani e delle libertà fondamentali, offre opportunità alle persone di sviluppare le loro potenzialità, condurre una vita produttiva e creativa.  In secondo luogo, quando le persone si muovono, portano con sé un insieme di conoscenze e competenze e uno stile di vita che può contribuire in diversi modi allo sviluppo dei paesi di accoglienza.</em></p>
<p><em>Poichè l’integrazione è una trasformazione sociale costante in cui entrambe le parti (chi accoglie e chi migra) devono essere preparate a dare e a prendere, con lo scopo di raggiungere un terreno comune per il bene di tutti, è altresì importante avere un luogo ben definito e programmi realistici di comunicazione volti a sensibilizzare il pubblico sui vantaggi dell’integrazione e in tal modo lottare contro la visione negativa e stereotipata della migrazione e rendere i cittadini più ricettivi e consapevoli. La migrazione può produrre sviluppo solo se è vista come parte di un processo più ampio di cambiamento in un mondo in rapida evoluzione che sta diventando sempre più interdipendente. </em></p>
<p><em>La campagna del progetto AMITIE è rivolta ad accrescere la consapevolezza, mettendo in evidenza come un approccio integrato tra i temi migrazione, diritti umani e sviluppo può essere un beneficio per i paesi di origine e per quelli di accoglienza, così come per gli stessi migranti. Questo si può realizzare quando le politiche governative collaborano con le agenzie internazionali, la società civile, le associazioni di migranti e tutti coloro che sono interessati a raggiungere un approccio comune per realizzare risultati buoni per tutti</em>&#8220;.</p>
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