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	<title>Amitie Community Italia &#187; AMITIE</title>
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		<title>La Voce del Tamburo Afro-Brasiliano &#8211; Il tour italiano del Gruppo Pé no chao</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 13:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Sono stati a Bologna una settimana&#8230; ed hanno portato la primavera! Insieme agli acrobati-circensi dell&#8217;associazione Parada di Bucarest, i ragazzi del gruppo Pé no Chao sono arrivati da Recife (Brasile) per portare la propria energia e la propria professionalità artistica qui a Bologna. Partner del progetto AMITIE e di due progetti di cooperazione decentrata coordinati dal Comune di Bologna negli scorsi anni, gli educatori e i ragazzi di Pé no Chao sono tornati a trovarci, in occasione dell&#8217;evento conclusivo di AMITIE ed hanno così potuto proseguire le attività di interscambio già avviate con gli educatori del quartiere San Donato. Dal 15 al 17 aprile i giovani artisti e gli educatori di Pé no Chao e di Parada hanno condotto dei laboratori di danza, percussioni, acrobatica, giocoleria e breakdance con i ragazzi dei centri socio-educativi del Pilastro, che hanno partecipato con entusiasmo sia alla realizzazione dei workshop sia allo spettacolo inaugurale del Festival Human Rights Nights-AMITIE che si è svolto il 18 aprile in Piazza Maggiore. Dopo tre giorni di intense attività, infatti, la felice ed emozionantissima conclusione dei laboratori è stata proprio la performance realizzata in Piazza Maggiore, a cui ha fatto seguito una coloratissima parata durante il Festival della Zuppa. Ma non è finita qui!!! I ragazzi di Parada continueranno la loro tournée in giro per l&#8217;Europa e i Pé no Chao, invece, si fermeranno in Italia fino a fine maggio portando nelle piazze e nei teatri di tantissime città il loro ultimo spettacolo A voz do tambor afro-brasileiro. Seguendo questi link  http://www.altamaneitalia.org/wp-content/uploads/2013/04/poster_penochao.pdf e http://www.altamaneitalia.org/wp-content/uploads/2013/04/A4_piega_01.pdf  potete consultare il programma completo delle date degli spettacoli. Il gruppo Pé no Chao è nato a Recife, capitale dello stato brasiliano del Pernambuco ed una delle città più importanti e povere del Brasile, nel 1994 per combattere la marginalità sociale e la devianza lavorando con i meninos de rua, i bambini di strada altrimenti abbandonati alla violenza del quotidiano. Da allora, l&#8217;equipe degli educatori ha saputo elaborare delle pratiche educative che sono riuscite, attraverso l&#8217;uso dell&#8217;espressione corporea, la danza e la musica, ad avvicinarsi a centinaia di giovani delle favelas di Recife fornendo loro strumenti artistici e pedagogici capaci di farli uscire dalla situazione di estremo rischio sociale. Con il progetto Eco dalla Periferia, per esempio, ogni due settimane i ragazzi di Pé no Chao portano i propri corpi e le proprie voci in luoghi sempre diversi della città di Recife. Occupano strade e piazze, realizzano spettacoli per mettere in scena i loro problemi ed i loro progetti e sbalordiscono i passanti&#8230; ed i loro pregiudizi, secondo i quali non si sarebbero mai aspettati di vedere i ragazzi delle favelas animare il centro con grazia, allegria, danze e Idee. Lo spettacolo di danza e percussioni A voz do tambor afro-brasileiro “propone un “rincontro” tra gli adolescenti del progetto Pé no Chão (Brasile) e i loro antenati africani (Angola e Mozambico) e descrive la resistenza del popolo africano alle colonie europee. Una simbiosi tra vecchio e nuovo, un misto di tradizione – la cerimonia della successione del re, la forza dei guerrieri, la tradizione religiosa e l’allegria del Frevo (danza tipica del Pernambuco) – e di modernità – l’energia dell’Hip Hop, della Capoeira e della Break Dance.” (Fondazione Alta Mane Italia) Se vi siete, come me, innamorati dell&#8217;energia di questi ragazzi o se non avete avuto occasione di vederli qui a Bologna, non lasciatevi scappare l&#8217;occasione di danzare e sognare con loro! Giulia Giovagnoli Comune di Bologna &#8211; Ufficio Cooperazione  e Diritti Umani  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <strong>Sono stati a Bologna una settimana&#8230; ed hanno portato la primavera!</strong></p>
<p align="justify">Insieme agli acrobati-circensi dell&#8217;associazione Parada di Bucarest, i ragazzi del gruppo Pé no Chao sono arrivati da Recife (Brasile) per portare la propria energia e la propria professionalità artistica qui a Bologna. Partner del progetto AMITIE e di due progetti di cooperazione decentrata coordinati dal Comune di Bologna negli scorsi anni, gli educatori e i ragazzi di Pé no Chao sono tornati a trovarci, in occasione dell&#8217;evento conclusivo di AMITIE ed hanno così potuto proseguire le attività di interscambio già avviate con gli educatori del quartiere San Donato.</p>
<p align="justify"><strong>Dal 15 al 17 aprile i giovani artisti e gli educatori di Pé no Chao e di Parada hanno condotto dei laboratori di danza, percussioni, acrobatica, giocoleria e breakdance con i ragazzi dei centri socio-educativi del Pilastro</strong>, che hanno partecipato con entusiasmo sia alla realizzazione dei workshop sia allo spettacolo inaugurale del Festival Human Rights Nights-AMITIE che si è svolto il 18 aprile in Piazza Maggiore. Dopo tre giorni di intense attività, infatti, la felice ed emozionantissima conclusione dei laboratori è stata proprio la performance realizzata in Piazza Maggiore, a cui ha fatto seguito una coloratissima parata durante il Festival della Zuppa.</p>
<p align="justify"><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/05/Pe-no-Chao_0011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3479" alt="Pe-no-Chao_001[1]" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/05/Pe-no-Chao_0011.jpg" width="549" height="322" /></a></p>
<p align="justify">Ma non è finita qui!!!</p>
<p align="justify">I ragazzi di Parada continueranno la loro tournée in giro per l&#8217;Europa e i Pé no Chao, invece, si fermeranno in Italia fino a fine maggio portando nelle piazze e nei teatri di tantissime città il loro ultimo spettacolo <strong><i>A voz do tambor afro-brasileiro</i></strong>. Seguendo questi link  <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.altamaneitalia.org/wp-content/uploads/2013/04/poster_penochao.pdf">http://www.altamaneitalia.org/wp-content/uploads/2013/04/poster_penochao.pdf</a></span></span> e <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.altamaneitalia.org/wp-content/uploads/2013/04/A4_piega_01.pdf">http://www.altamaneitalia.org/wp-content/uploads/2013/04/A4_piega_01.pdf</a></span></span>  potete consultare il programma completo delle date degli spettacoli.</p>
<p align="justify">Il gruppo Pé no Chao è nato a Recife, capitale dello stato brasiliano del Pernambuco ed una delle città più importanti e povere del Brasile, nel 1994 per combattere la marginalità sociale e la devianza lavorando con i <i>meninos de rua</i>, i bambini di strada altrimenti abbandonati alla violenza del quotidiano. Da allora,<strong> l&#8217;equipe degli educatori ha saputo elaborare delle pratiche educative che sono riuscite, attraverso l&#8217;uso dell&#8217;espressione corporea, la danza e la musica, ad avvicinarsi a centinaia di giovani delle favelas di Recife fornendo loro strumenti artistici e pedagogici capaci di farli uscire dalla situazione di estremo rischio sociale.</strong></p>
<p align="justify">Con il <strong>progetto Eco dalla Periferia</strong>, per esempio, ogni due settimane i ragazzi di Pé no Chao portano i propri corpi e le proprie voci in luoghi sempre diversi della città di Recife. Occupano strade e piazze, realizzano spettacoli per mettere in scena i loro problemi ed i loro progetti e sbalordiscono i passanti&#8230; ed i loro pregiudizi, secondo i quali non si sarebbero mai aspettati di vedere i ragazzi delle favelas animare il centro con grazia, allegria, danze e Idee.</p>
<p align="justify">Lo spettacolo di danza e percussioni <i>A voz do tambor afro-brasileiro</i> “propone <strong>un “rincontro” tra gli adolescenti del progetto Pé no Chão (Brasile) e i loro antenati africani (Angola e Mozambico) e descrive la resistenza del popolo africano alle colonie europee</strong>. Una simbiosi tra vecchio e nuovo, un misto di tradizione – la cerimonia della successione del re, la forza dei guerrieri, la tradizione religiosa e l’allegria del Frevo (danza tipica del Pernambuco) – e di modernità – l’energia dell’Hip Hop, della Capoeira e della Break Dance.” (Fondazione Alta Mane Italia)</p>
<p align="justify">Se vi siete, come me, innamorati dell&#8217;energia di questi ragazzi o se non avete avuto occasione di vederli qui a Bologna, non lasciatevi scappare l&#8217;occasione di danzare e sognare con loro!</p>
<p align="justify">Giulia Giovagnoli</p>
<p align="justify">Comune di Bologna &#8211; Ufficio Cooperazione  e Diritti Umani</p>
<p align="justify"> </p>
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		<title>AMITIE partecipa alla StraBologna con il testimone Vénuste Niyongabo, campione olimpico 5.000 metri ad Atlanta!</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/amitie-partecipa-alla-strabologna-con-il-testimone-venuste-niyongabo-campione-olimpico-5-000-metri-ad-atlanta/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 07:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AMITIE Continua anche dopo il Festival&#8230; come? Il 19 maggio il team di AMITIE correrà insieme a Vénuste Niyongabo alla StraBologna. Vénuste, campione olimpico 5.000 metri ad Atlanta, dopo averci rilasciato un&#8217;intervista che potete trovare qui, ha voluto continuare a collaborare con noi per promuovere la riflessione sui temi della migrazione, dello sviluppo e dei diritti umani diventando testimonial AMITIE per la StraBologna. Correte con lui e con noi&#8230; Corriamo insieme! Per poter partecipare al gruppo AMITIE per la StraBologna dovete semplicemente inviare una mail a campaign@amitie-project.eu con il vostro nome, cognome e recapito mail o telefonico. Non occorre infatti che vi iscriviate voi sul sito della StraBologna, ci pensiamo noi! Una volta inviata la mail, AMITIE farà l&#8217;iscrizione online per tutti e Leyla Dauki (Settore Istruzione del Comune di Bologna, Ufficio CD/Lei) si metterà in contatto con voi per prendere appuntamento per il ritiro delle magliette e delle pettorine con il logo AMITIE, contestualmente al pagamento di 4 euro come quota di partecipazione. Correte con noi verso il nostro futuro&#8230; insieme!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>AMITIE Continua anche dopo il Festival&#8230; <em>come?</em></p>
<p>Il <strong>19 maggio</strong> il <strong>team di AMITIE correrà insieme a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/V%C3%A9nuste_Niyongabo" target="_blank">Vénuste Niyongabo</a> alla <a href="http://www.uispbologna.it/uisp/strabologna-2013/" target="_blank">StraBologna</a></strong>.</p>
<p>Vénuste, campione olimpico 5.000 metri ad Atlanta, dopo averci rilasciato un&#8217;intervista che potete trovare <a href="http://amitie-community.eu/italia/intervista-a-venuste-niyongabo-lo-sport- come-promotore-di-integrazione/" target="_blank">qui</a>, ha voluto continuare a collaborare con noi per promuovere la riflessione sui temi della migrazione, dello sviluppo e dei diritti umani diventando testimonial AMITIE per la StraBologna.</p>
<p><strong>Correte con lui e con noi&#8230; Corriamo insieme!</strong></p>
<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/04/strabologna.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3454" alt="strabologna" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/04/strabologna.jpg" width="680" height="380" /></a><br />
<strong>Per</strong> poter <strong>partecipare al gruppo AMITIE</strong> per la StraBologna dovete semplicemente<strong> inviare una mail a</strong> <a href="mailto:campaign@amitie-project.eu" target="_blank">campaign@amitie-project.eu</a> <strong>con il vostro nome, cognome e recapito mail o telefonico.</strong></p>
<p>Non occorre infatti che vi iscriviate voi sul sito della StraBologna, ci pensiamo noi!</p>
<p>Una volta inviata la mail, AMITIE farà l&#8217;iscrizione online per tutti e <strong>Leyla Dauki</strong> (Settore Istruzione del Comune di Bologna, Ufficio CD/Lei) <strong>si metterà in contatto con voi per prendere appuntamento per il ritiro delle magliette e delle pettorine con il logo AMITIE</strong>, contestualmente al pagamento di <strong>4 euro</strong> come <strong>quota di partecipazione</strong>.</p>
<p><strong>Correte con noi verso il nostro futuro&#8230; insieme!</strong></p>
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		<title>BiancaNera: Due corpi danzanti uguali ma diversi</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/biancanera-due-corpi-danzanti-uguali-ma-diversi/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 15:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 6 e il 7 aprile dalle ore 10 al Teatro Testoni Ragazzi verrà presentato lo spettacolo teatralo BiancaNera di di Maria Ellero/Teatrimperfetti (ingresso libero), prodotto dall&#8217;associazione QB Quanto Basta. BiancaNera è uno spettacolo in cui i protagonisti sono due corpi danzanti: uno bianco e uno nero. L&#8217;intento di questo lavoro è di raccontare il corpo nella sua essenza, forma e colore, scoprendo attraverso la danza la grande poesia di cui è capace. Due corpi uguali ma molto diversi. Il colore della pelle (che sia bianco o nero) porta con sé anche una lingua, musica e canti. BiancaNera è dunque la storia di un incontro tra odori, sapori, forme, corpi, musiche, canti di due colori diversi: il bianco e il nero. È la danza di due corpi danzanti che saranno diversi in tutto, tanto diversi da non accorgersene. Tutto comincia e finisce con uno sguardo; tra il primo e l&#8217;ultimo succede qualcosa di misterioso: il corpo, la pelle e il suo colore parlano, si emozionano, litigano, giocano, si conoscono.  Nella realizzazione di BiancaNera, le prove aperte proposte nell’ottobre 2011 al Teatro Pubblico di Casalecchio di Reno nell’ambito della settimana Incontri di MOnDI sono state una tappa importante perché, oltre all’opportunità di presentare lo spettacolo ad alcune classi di scuola primaria e verificare prima del debutto le risposte immediate del pubblico, hanno dato la possibilità di conoscere i pensieri che l’azione scenica aveva messo in moto nei bambini. Riportiamo di seguito una delle riflessione che, tra le tante, ci parla di questo spettacolo in modo semplice e allo stesso tempo profondo: Mi è piaciuto perché non ho mai visto uno spettacolo che rappresentasse in modo così strano e interessante il tema dell’amicizia tra due diversi popoli e due diverse culture. Vi aspettiamo, quindi, il 6 e il 7 aprile al Teatro Testoni Ragazzi alle ore 10. Lo spettacolo è in collaborazione con Human Rigths Nights Festival e con il contributo di Coop Adriatica. Per maggiori informazioni: chiara@qbquantobasta.org]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 6 e il 7 aprile dalle ore 10 al <a href="http://www.testoniragazzi.it/" target="_blank">Teatro Testoni Ragazzi</a> verrà presentato lo spettacolo teatralo BiancaNera di di Maria Ellero/Teatrimperfetti (ingresso libero), prodotto dall&#8217;associazione <a href="http://qbquantobasta.wordpress.com/" target="_blank">QB Quanto Basta</a>.</p>
<p><strong><i>BiancaNera</i> è uno spettacolo in cui i protagonisti sono due corpi danzanti: uno bianco e uno nero.</strong> L&#8217;intento di questo lavoro è di raccontare il corpo nella sua essenza, forma e colore, scoprendo attraverso la danza la grande poesia di cui è capace. Due corpi uguali ma molto diversi. Il colore della pelle (che sia bianco o nero) porta con sé anche una lingua, musica e canti. <i>BiancaNera</i> è dunque la storia di un incontro tra odori, sapori, forme, corpi, musiche, canti di due colori diversi: il bianco e il nero. È la danza di due corpi danzanti che saranno diversi in tutto, tanto diversi da non accorgersene. Tutto comincia e finisce con uno sguardo; tra il primo e l&#8217;ultimo succede qualcosa di misterioso: il corpo, la pelle e il suo colore parlano, si emozionano, litigano, giocano, si conoscono.</p>
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<div title="Page 5">
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<p> Nella realizzazione di BiancaNera, le prove aperte proposte nell’ottobre 2011 al <a href="http://www.teatrocasalecchio.it/site/" target="_blank">Teatro Pubblico</a> di Casalecchio di Reno nell’ambito della settimana Incontri di MOnDI sono state una tappa importante perché, <strong>oltre all’opportunità di presentare lo spettacolo ad alcune classi di scuola primaria e verificare prima del debutto le risposte immediate del pubblico, hanno dato la possibilità di conoscere i pensieri che l’azione scenica aveva messo in moto nei bambini</strong>. Riportiamo di seguito una delle riflessione che, tra le tante, ci parla di questo spettacolo in modo semplice e allo stesso tempo profondo:</p>
<div title="Page 30">
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<blockquote><p><em>Mi è piaciuto perché non ho mai visto uno spettacolo che rappresentasse in modo così strano e interessante il tema dell’amicizia tra due diversi popoli e due diverse culture.</em></p></blockquote>
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<p>Vi aspettiamo, quindi, il 6 e il 7 aprile al Teatro Testoni Ragazzi alle ore 10. Lo spettacolo è in collaborazione con <a href="http://www.humanrightsnights.org/"><strong>Human Rigths Nights Festival</strong></a> e con il contributo di <strong>Coop Adriatica</strong>.</p>
<p>Per maggiori informazioni: <a href="mailto:chiara@qbquantobasta.org">chiara@qbquantobasta.org</a></p>
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		<title>Scuola di cucina AMITIE</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 12:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi rico rdate la scuola di cucina di Taifur – Tay Ethnic Food? In novembre avevamo cucinato insieme melanzane, falafel e tante cose buone tipiche del Sudan e della cucina dell’Est Africa. Ora AMITIE inizia un programma di deliziosi incontri: SCUOLE DI CUCINA DAL MONDO AMITIE. Dal 21 Febbraio ci incontriamo per conoscere, assaggiare, cucinare, offrire cose e momenti buoni mentre impariamo qualcosa di nuovo di un&#8217;altra tradizione, incrociamo le nostre specialità, ascoltiamo un po’ di musica, guardiamo un film, leggiamo una poesia e ci scambiamo idee, conoscenze, esperienze, storie, idee. Ecco i primi appuntamenti: al bar &#8220;La Gazzetta&#8221;, Piazza Verdi 21 febbraio – con Marijana Gregorescu, cucina Rumena e dell’Est Europa 7 marzo – con Emy Reana Ferdous, cucina dal Bangladesh e dal Sud Asia – in occasione giornata internazionale della donna 21 marzo – con Abdoulaye Gaye, cucina tradizionale Senegalese, Dj set AfricanBamba – in occasione giornata mondiale contro il razzismo e al Centro Katia Bertasi, via Fioravanti 22 17 marzo – con Arezki Hamidi, apericena dal Maghreb e danze africane con Mamadou Dian Camara – centro Katia Bertasi, Via Fioravanti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vi rico <a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/02/foto2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3003" alt="foto2" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/02/foto2-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>rdate la scuola di cucina di Taifur – Tay Ethnic Food? In novembre avevamo cucinato insieme melanzane, falafel e tante cose buone tipiche del Sudan e della cucina dell’Est Africa.</p>
<p>Ora AMITIE inizia un programma di deliziosi incontri: SCUOLE DI CUCINA DAL MONDO AMITIE.</p>
<p><strong>Dal 21 </strong><strong>Febbraio c</strong><strong>i incontriamo per conoscere, assaggiare, cucinare, offrire cose e momenti buoni mentre impariamo qualcosa di nuovo di un&#8217;altra tradizione, incrociamo le nostre specialità, ascoltiamo un po’ di musica, guardiamo un film, leggiamo una poesia e ci scambiamo idee, conoscenze, esperienze, storie, idee. Ecco i primi appuntamenti:</strong></p>
<p>al bar &#8220;La Gazzetta&#8221;, Piazza Verdi</p>
<p><strong>21 febbraio</strong> – con Marijana Gregorescu, cucina Rumena e dell’Est Europa</p>
<p><strong>7 marzo</strong> – con Emy Reana Ferdous, cucina dal Bangladesh e dal Sud Asia – in occasione <b>giornata internazionale della donna</b></p>
<p><strong>21 marzo</strong> – con Abdoulaye Gaye, cucina tradizionale Senegalese, Dj set AfricanBamba – in occasione <b>giornata mondiale contro il razzismo</b></p>
<p>e al <a href="http://www.facebook.com/katiabertasi" target="_blank">Centro Katia Bertasi</a>, via Fioravanti 22</p>
<p><strong>17 marzo</strong> – con Arezki Hamidi, apericena dal Maghreb e danze africane con Mamadou Dian Camara – centro Katia Bertasi, Via Fioravanti</p>
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		</item>
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		<title>I contributi dei nostri testimoni in quest&#8217;anno di AMITIE!</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/i-contributi-dei-nostri-testimoni-in-questanno-di-amitie/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 11:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questo nuovo post, vogliamo ripercorrere &#8211; e attualizzare &#8211; alcuni stimoli e suggerimenti emersi durante i focus gruop che hanno contribuito alla realizzazione della campagna di AMITIE. Ripensando alle tante suggestioni di quelle voci, allo scambio profondo, ritroviamo oggi molti stimoli che sono alla base dei 10 punti di AMITIE, ma anche l’approfondimento sui temi della migrazione e del co-sviluppo. Come quando Norbert, studente camerunense che viveva e studiava a Bologna, ha comunicato che la migrazione non é solo il diritto intrinseco a muoversi e a cercare una vita migliore, ma anche una missione volta al recupero di risorse deprivate nel tempo dal “nord del mondo”. Idea comunicata nella cartolina: “Sono venuto per riprendere ciò che è stato portato via al mio paese” Ma anche le differenze di approccio nella percezione della migrazione. Non solo i toni della tristezza e della malinconia della separazione, della perdita, ma anche gli aspetti della felicità, della ricerca della libertà. “Se mi impedisci di migrare mi impedisci di sognare” è il messaggio che Sanaa, studentessa iraniana, ha voluto comunicare. Per Shariff, intellettuale e giornalista fuggito dalla Sierra Leone in Libia e poi da qui approdato a Lampedusa dopo avere rischiato di perdere la vita nella traversata del Canale di Sicilia in seguito alla guerra civile del 2011, ci ricorda invece che &#8220;la migrazione è condizione universale, che caratterizza la storia dell’uomo ed è una risorsa economica, umana, culturale. Start benefitting from migration è quello che vuole comunicare. Il diritto a migrare, inteso come diritto fondamentale dell&#8217;uomo, è l&#8217;idea che Giuseppe ha voluto esprimere &#8220;Se non si decide dove si nasce si può almeno scegliere dove vivere&#8220;. E poi Jesus, giovane spagnolo di Valladolid, che sogna di diventare “professore” di lingue e insegnare ai suoi allievi l’amore e il rispetto per il mondo e per i suoi abitanti&#8230; &#8220;Tutti somos étrangers&#8221; è la sua idea di migrazione. E insieme a loro tutti coloro che hanno comunicato le loro idee e loro pensieri nelle cartoline da AMITIE &#8211; idee per cambiare idea. Infine Alison, di origini eritree cresciuta in Italia, ha proseguito la sua partecipazione al progetto, diventando testimonial della campagna di AMITIE. &#8220;Guardo la diversità e trovo la ricchezza&#8220;, era la sua idea iniziale per esprimere la migrazione. E questo sguardo che nella diversità trova ricchezza attraversa ancora oggi la città, i quartieri, il territorio, lo spazio digitale, gli eventi AMITIE a ricordarci che la partecipazione di quei cittadini contina, con forme nuove, come nel caso dei Percorsi di Cittadinanza e della loro fase di co-design e co-sviluppo con la cittadinanza (leggi questo post per capirne di piu&#8230;) &#160; A presto con altre storie, visioni e riflessioni. &#160; &#160; Leyla Dauki &#8211; CD&#62;&#62;LEI Comune di Bologna]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con questo nuovo post, vogliamo <strong>ripercorrere &#8211; e attualizzare &#8211; alcuni stimoli e suggerimenti emersi durante i focus gruop che hanno contribuito alla realizzazione della campagna di AMITIE.</strong></p>
<p>Ripensando alle tante suggestioni di quelle voci, allo scambio profondo, ritroviamo oggi molti stimoli che sono alla base dei <a href="http://amitie-community.eu/italia/10-punti-chiave/" target="_blank"><strong>10 punti di AMITIE</strong></a>, ma anche l’approfondimento sui temi della <strong>migrazione e</strong> del <strong>co-sviluppo</strong>.</p>
<p>Come quando <strong>Norbert</strong>, studente camerunense che viveva e studiava a Bologna, ha comunicato che <strong>la migrazione</strong> non <strong>é</strong> solo il diritto intrinseco a muoversi e a cercare una vita migliore, ma anche <strong>una missione volta al recupero di risorse deprivate nel tempo dal “nord del mondo”</strong>.</p>
<p>Idea comunicata nella cartolina: “<em>Sono venuto per riprendere ciò che è stato portato via al mio paese</em>”</p>
<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/02/amitie1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2956" alt="amitie1" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/02/amitie1-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Ma anche le differenze di approccio nella percezione della migrazione. Non solo i toni della tristezza e della malinconia della separazione, della perdita, ma anche gli aspetti della felicità, della ricerca della libertà.</p>
<p>“<em>Se mi impedisci di migrare mi impedisci di sognare</em>” è il messaggio che <strong>Sanaa</strong>, studentessa iraniana, ha voluto comunicare.</p>
<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/02/amitie2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2958" alt="amitie2" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/02/amitie2-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Per<strong> Shariff</strong>, intellettuale e giornalista fuggito dalla Sierra Leone in Libia e poi da qui approdato a Lampedusa dopo avere rischiato di perdere la vita nella traversata del Canale di Sicilia in seguito alla guerra civile del 2011, ci ricorda invece che <em>&#8220;la migrazione è condizione universale, che caratterizza la storia dell’uomo ed è una risorsa economica, umana, culturale</em>. <strong><em>Start benefitting from migration</em> </strong>è quello che vuole comunicare.</p>
<p>Il diritto a migrare, inteso come diritto fondamentale dell&#8217;uomo, è l&#8217;idea che <strong>Giuseppe</strong> ha voluto esprimere &#8220;<em>Se non si decide dove si nasce si può almeno scegliere dove vivere</em>&#8220;. E poi <strong>Jesus</strong>, giovane spagnolo di Valladolid, che sogna di diventare “professore” di lingue e insegnare ai suoi allievi l’amore e il rispetto per il mondo e per i suoi abitanti&#8230; &#8220;<em>Tutti somos étrangers&#8221; </em>è la sua idea di migrazione.</p>
<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/02/amitie3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2959" alt="amitie3" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/02/amitie3-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p>E insieme a loro tutti coloro che hanno comunicato le loro idee e loro pensieri nelle cartoline da AMITIE &#8211; idee per cambiare idea.</p>
<p>Infine <strong>Alison</strong>, di origini eritree cresciuta in Italia, ha proseguito la sua partecipazione al progetto, diventando <strong>testimonial della campagna di AMITIE</strong>. &#8220;<em>Guardo la diversità e trovo la ricchezza</em>&#8220;, era la sua idea iniziale per esprimere la migrazione.</p>
<p>E questo sguardo che nella diversità trova ricchezza attraversa ancora oggi la città, i quartieri, il territorio, lo spazio digitale, gli eventi AMITIE a ricordarci che la partecipazione di quei cittadini contina, con forme nuove, come nel caso dei <strong>Percorsi di Cittadinanza</strong> e della loro fase di <strong>co-design e co-sviluppo con la cittadinanza</strong> (leggi <a href="http://amitie-community.eu/italia/incontro-sul-co-sviluppo-inviateci-le-vostre-idee/" target="_blank"><strong>questo post</strong></a> per capirne di piu&#8230;)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A presto con altre storie, visioni e riflessioni.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">Leyla Dauki &#8211; CD&gt;&gt;LEI Comune di Bologna</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Raccontiamo l&#8217;incontro sullo sport e una nuova buona notizia!</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/raccontiamo-lincontro-sullo-sport-e-una-nuova-buona-notizia/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 14:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[AMITIE]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[percorsi di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>
		<category><![CDATA[urban center]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 25 gennaio si è svolto, presso l&#8217;Urban Center, il quarto incontro del ciclo Percorsi di Cittadinanza della campagna AMITIE. La domanda: E’ possibile pensare a politiche locali e a progetti sullo sport che favoriscano l’integrazione e la partecipazione alla costruzione di una comunità locale più coesa? ha suscitato grande interesse, tanto che il nostro invito a contribuire alla co-progettazione dell&#8217;incontro è stato ampiamente accolto e abbiamo ricevuto tantissime proposte di intervento. Grazie! Abbiamo costruito questa giornata insieme e la partecipazione è stata altissima&#8230; eravamo davvero in tanti. Accompagniamo il racconto della giornata alla diffusione di un&#8217;interessante novità che si lega ad esigenze fortemente espresse da tutti coloro che hanno a cuore le tematiche dello sport e dell&#8217;integrazione: il 28 gennaio è stato firmato da Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e Anci (Associazione Nazionale Comuni) un protocollo d&#8217;intesa che si propone come strumento volto a facilitare e standardizzare le procedure di accesso del minore straniero al mondo dello sport. Finalmente, una buona notizia! Per quanto riguarda l&#8217;incontro di venerdì scorso, ha aperto i lavori Eugenio Gentile (Ufficio di Piano del Comune di Bologna), presentando qualche dato sugli impianti sportivi del territorio e sugli sport maggiormente praticati a Bologna. Roberto Farné (Professore di Pedagogia del gioco e dello sport dell&#8217;Università di Bologna) ha, in seguito, riflettuto sul ruolo dello sport e del gioco come prime esperienze di educazione politica dei bambini, in grado di stimolare in loro la capacità di prendere decisioni condivise e di comprendere i valori dell&#8217;agire cooperativo e competitivo. E&#8217; stata, poi, la volta di Nico Bortoletto (Professore dell&#8217;Università di Teramo), il quale ha sottolineato come lo sport, modello partecipativo e motore di cultura, sia capace di ri-creare l&#8217;emergere di una cornice normativa intesa come ambito di esplicitazione di valori condivisi. Carlo Balestri (Referente di UISP e dei Mondiali Antirazzisti) ha ricordato come il corpo, centro di ogni attività motoria, costituisca un linguaggio non-verbale potentissimo. Prima di presentare l&#8217;esperienza dei Mondiali Antirazzisti, ha affrontato la tematica della discriminazione strutturale veicolata dalle norme, illustrando come sia le leggi italiane in materia di immigrazione e cittadinanza, sia, ad esempio, il regolamento della FIGC per il tesseramento dei giovani siano gabbie normative capaci di abortire ogni reale possibilità di integrazione. L&#8217;antropologo Claudio Cadei ha illustrato i risultati di una ricerca di equipe svolta nei luoghi dello sport, formali e informali, a Bologna. Dopo aver analizzato lo sport come “fatto sociale totale” in grado di toccare ogni ambito del quotidiano, si è concentrato sull&#8217;analisi della qualità di integrazione che ogni spazio è capace di veicolare, sia in termini di effettiva partecipazione, sia a seguito dei profondi cambiamenti occorsi sul piano giuridico e gestionale negli spazi pubblici e sportivi. E&#8217; intervenuto, quindi, Davide Gubellini (Responsabile Nazionale per il Territorio della Federazione Cricket Italiana), che ha condiviso gli aspetti del cricket per i quali questo sport merita, a ragione, di essere considerato il caso esemplare di un modello di integrazione praticabile. Il contributo di Giuseppe Scandurra (Professore di Antropologia Culturale dell&#8217;Università di Ferrara) si è concentrato sui risultati della ricerca etnografica svolta in una palestra di boxe situata nella zona della Bolognina, all&#8217;interno del Quartiere Navile di Bologna. Ne è emersa un&#8217;immagine della boxe come luogo sportivo e sociale di rifugio, vissuto dagli operai metalmeccanici di allora e dalle così dette seconde generazioni di oggi come spazio di sfogo e riscatto, capace di far emergere il senso dell&#8217;incontro nella condivisione della disciplina e di quel rispetto che la società, spesso, violentemente rifiuta. L&#8217;analisi di Giuseppe è stata immediatamente confermata da Hakim Chebakia, boxeur e testimone di AMITIE, che ha condiviso con noi la sua critica al concetto di integrazione: non vi sono irriducibili alterità da integrare ma quotidiane pratiche di conoscenza (e boxe!) dettate dalla volontà di “prendere la misura” verso l&#8217;altro, in un mondo che è e deve essere nostro. Emanuele Franco si è fatto portavoce delle riflessioni dei ragazzi del laboratorio On the Move, i quali criticano l&#8217;essere chiamati di seconda generazione -”non siamo secondi a nessuno”- e vivono l&#8217;imposizione delle politiche di integrazione col rifiuto d&#8217;esserne mero oggetto, tentando quindi di fuggire ad un processo di inferiorizzazione. Possiamo, inoltre, ignorare il fatto che molti giovani stranieri scelgono di frequentare gli istituti professionali poiché è questa l&#8217;unica opzione per potersi assicurare un lavoro che permetta loro di ottenere il permesso di soggiorno, una volta maggiorenni? Infine, ha preso la parola Vénuste Niyongabo, prima medaglia d&#8217;oro olimpica del Burundi, dalla cui vittoria è emerso un inaspettato grido per la pace e l&#8217;unione nel suo paese, che lui è stato perfettamente in grado di incarnare e che ha voluto raccontarci presentandoci questo video e nel corso di un&#8217;intervista che potete trovare qui. A concludere la giornata, le parole di Benedetto Zacchiroli, Consigliere Comunale e moderatore dell&#8217;incontro, dure nei confronti delle retrogradi leggi italiane in materia di immigrazione e positive nella lettura dello sport, esperienza formativa nella quale vince il merito e attraverso la quale si può quindi imparare a trovare il proprio posto nel mondo. &#160; Giulia Giovagnoli – Comune di Bologna, Ufficio cooperazione e diritti umani]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso <strong>25 gennaio</strong> si è svolto, presso l&#8217;<strong>Urban Center</strong>, il <strong>quarto incontro</strong> del ciclo <em><strong>Percorsi di Cittadinanza</strong></em> della campagna AMITIE. La domanda:</p>
<blockquote><p><em>E’ possibile pensare a politiche locali e a progetti sullo sport che favoriscano l’integrazione e la partecipazione alla costruzione di una comunità locale più coesa?</em></p></blockquote>
<p>ha suscitato grande interesse, tanto che il <strong><a href="http://amitie-community.eu/italia/progettare-percorsi-di-cittadinanza-ora-tocca-a-voi/" target="_blank">nostro invito a contribuire alla co-progettazione dell&#8217;incontro</a> è stato ampiamente accolto</strong> e abbiamo ricevuto tantissime proposte di intervento.</p>
<p>Grazie! Abbiamo costruito questa giornata insieme e la partecipazione è stata altissima&#8230; eravamo davvero in tanti.</p>
<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/P1250144.jpg"><img class="wp-image-2707 aligncenter" alt="" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/P1250144.jpg" width="369" height="277" /></a></p>
<p>Accompagniamo il racconto della giornata alla diffusione di un&#8217;<strong>interessante novità</strong> che si lega ad esigenze fortemente espresse da tutti coloro che hanno a cuore le tematiche dello sport e dell&#8217;integrazione: <strong>il 28 gennaio è stato firmato da Coni</strong> (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) <strong>e Anci</strong> (Associazione Nazionale Comuni) un <strong><a href="http://sociale.regione.emilia-romagna.it/news/lintegrazione-passa-anche-dallo-sport" target="_blank">protocollo d&#8217;intesa</a> che si propone come strumento</strong> <strong>volto a facilitare e standardizzare le procedure di accesso del minore straniero al mondo dello sport</strong>.</p>
<p>Finalmente, una buona notizia!</p>
<p>P<a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/P12501491.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2709" alt="" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/P12501491.jpg" width="272" height="363" /></a>er quanto riguarda l&#8217;incontro di venerdì scorso, ha aperto i lavori <a href="http://www.slideshare.net/AMITIEproject/25-0113-eugenio-gentile-sport-e-integrazione" target="_blank"><strong>Eugenio Gentile</strong></a> (Ufficio di Piano del Comune di Bologna), <a href="http://www.slideshare.net/AMITIEproject/25-0113-eugenio-gentile-sport-e-integrazione" target="_blank">presentando</a> qualche dato sugli impianti sportivi del territorio e sugli sport maggiormente praticati a Bologna. <strong></strong></p>
<p><strong>Roberto Farné</strong> (Professore di Pedagogia del gioco e dello sport dell&#8217;Università di Bologna) ha, in seguito, riflettuto sul ruolo dello sport e del gioco come prime esperienze di educazione politica dei bambini, in grado di stimolare in loro la capacità di prendere decisioni condivise e di comprendere i valori dell&#8217;agire cooperativo e competitivo.</p>
<p>E&#8217; stata, poi, la volta di <strong>Nico Bortoletto</strong> (Professore dell&#8217;Università di Teramo), il quale ha sottolineato come lo sport, modello partecipativo e motore di cultura, sia capace di ri-creare l&#8217;emergere di una cornice normativa intesa come ambito di esplicitazione di valori condivisi.</p>
<p><strong>Carlo Balestri</strong> (Referente di UISP e dei Mondiali Antirazzisti) ha ricordato come il corpo, centro di ogni attività motoria, costituisca un linguaggio non-verbale potentissimo. Prima di presentare l&#8217;esperienza dei <a href="http://www.mondialiantirazzisti.org/new/" target="_blank"><strong>Mondiali Antirazzisti</strong></a>, ha affrontato la tematica della discriminazione strutturale veicolata dalle norme, illustrando come sia le leggi italiane in materia di immigrazione e cittadinanza, sia, ad esempio, il regolamento della FIGC per il tesseramento dei giovani siano gabbie normative capaci di abortire ogni reale possibilità di integrazione.</p>
<p>L&#8217;antropologo <strong>Claudio Cadei</strong> ha illustrato i risultati di una ricerca di equipe svolta nei luoghi dello sport, formali e informali, a Bologna. Dopo aver analizzato lo sport come <em>“fatto sociale totale”</em> in grado di toccare ogni ambito del quotidiano, si è concentrato sull&#8217;analisi della qualità di integrazione che ogni spazio è capace di veicolare, sia in termini di effettiva partecipazione, sia a seguito dei profondi cambiamenti occorsi sul piano giuridico e gestionale negli spazi pubblici e sportivi.</p>
<p>E&#8217; intervenuto, quindi, <strong>Davide Gubellini</strong> (Responsabile Nazionale per il Territorio della Federazione Cricket Italiana), che ha condiviso gli aspetti del cricket per i quali questo sport merita, a ragione, di essere considerato il caso esemplare di un modello di integrazione praticabile.</p>
<p>Il contributo di <strong>Giuseppe Scandurra</strong> (Professore di Antropologia Culturale dell&#8217;Università di Ferrara) si è concentrato sui risultati della ricerca etnografica svolta in una palestra di boxe situata nella zona della Bolognina, all&#8217;interno del Quartiere Navile di Bologna. Ne è emersa un&#8217;immagine della boxe come luogo sportivo e sociale di rifugio, vissuto dagli operai metalmeccanici di allora e dalle così dette seconde generazioni di oggi come spazio di sfogo e riscatto, capace di far emergere il senso dell&#8217;incontro nella condivisione della disciplina e di quel rispetto che la società, spesso, violentemente rifiuta.</p>
<p>L&#8217;analisi di Giuseppe è stata immediatamente confermata da <strong>Hakim Chebakia</strong>, boxeur e testimone di AMITIE, che ha condiviso con noi la sua critica al concetto di integrazione: non vi sono irriducibili alterità da integrare ma quotidiane pratiche di conoscenza (e boxe!) dettate dalla volontà di “prendere la misura” verso l&#8217;altro, in un mondo che è e deve essere nostro.</p>
<p><strong><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/foto4.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2719" alt="" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/foto4.jpg" width="302" height="226" /></a>Emanuele Franco</strong> si è fatto portavoce delle riflessioni dei ragazzi del laboratorio <strong>On the Move</strong>, i quali criticano l&#8217;essere chiamati di seconda generazione -”non siamo secondi a nessuno”- e vivono l&#8217;imposizione delle politiche di integrazione col rifiuto d&#8217;esserne mero oggetto, tentando quindi di fuggire ad un processo di inferiorizzazione. Possiamo, inoltre, ignorare il fatto che molti giovani stranieri scelgono di frequentare gli istituti professionali poiché è questa l&#8217;unica opzione per potersi assicurare un lavoro che permetta loro di ottenere il permesso di soggiorno, una volta maggiorenni?</p>
<p>Infine, ha preso la parola <strong>Vénuste Niyongabo</strong>, prima medaglia d&#8217;oro olimpica del Burundi, dalla cui vittoria è emerso un inaspettato grido per la pace e l&#8217;unione nel suo paese, che lui è stato perfettamente in grado di incarnare e che ha voluto raccontarci presentandoci questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=v70KEHj-hls" target="_blank"><strong>video</strong></a> e nel corso di un&#8217;intervista che potete trovare <a href="http://amitie-community.eu/italia/intervista-a-venuste-niyongabo-lo-sport-come-promotore-di-integrazione/" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.</p>
<p>A concludere la giornata, le parole di <strong>Benedetto Zacchiroli</strong>, Consigliere Comunale e moderatore dell&#8217;incontro, dure nei confronti delle retrogradi leggi italiane in materia di immigrazione e positive nella lettura dello sport, esperienza formativa nella quale vince il merito e attraverso la quale si può quindi imparare a trovare il proprio posto nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">Giulia Giovagnoli – Comune di Bologna, Ufficio cooperazione e diritti umani</p>
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		<title>Lo scaffale di AMITIE: ecco i prodotti realizzati dai partecipanti dei focus gruop!</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/lo-scaffale-di-amitie-ecco-i-prodotti-realizzati-dai-partecipanti-dei-focus-gruop/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 09:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le fasi del Progetto]]></category>
		<category><![CDATA[AMITIE]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[Zonarelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Raccontare oggi l&#8217;esperienza dei focus group realizzati nella prima fase del Progetto AMITIE, non è soltanto un modo per valorizzare quel percorso e i materiali prodotti, ma riconoscere in quel percorso di partecipazione attiva una portata che non si è conclusa con l&#8217;attività dei focus, ma che al contrario, ha rappresentato un punto di partenza. Le idee e le opinioni emerse da un gruppo di cittadini provenienti da diversi paesi, hanno accompagnato tutto il percorso di AMITIE fino ad oggi. La restituzione che i partecipanti hanno fatto &#8211; comunicando il 15 ottobre 2011 al centro Zonarelli -  in prima persona alla città le loro idee ed opinioni &#8211; ha rappresentato già un altro modo di comunicare la migrazione, che ha contribuito alla creazione della campagna di comunicazione di AMITIE. La sfida del progetto AMITIE di veicolare un&#8217;altra idea di migrazione a partire dall&#8217;ascolto dei cittadini, è iniziata con le storie di un gruppo di persone che hanno messo a disposizione le loro energie, il loro tempo. Grazie a Norbert, Jesus, Sana, Diop, Mingshan, Neslie, Donatella, Alice, Giuseppe, Alison, Horst, Raffaella, Sherif, che hanno chiesto ad AMITIE lo sforzo di restituire potere al cittadino responsabile, in grado di dare risposte ragionate ma soprattutto di porsi interrogativi sulle cause della migrazione, sui modelli di sviluppo, sui legami tra il locale e il globale. Con uno sguardo via via sempre pià consapevole, i partecipanti dei focus group hanno visionato molti messaggi di comunicazione, mettendo in luce i difetti della comunicazione per provare a superarli, o l&#8217;inadeguatezza di messaggi con rappresentazioni semplicistiche che non danno conto della complessità. Attraverso la realizzazione di un video (che troverete in fondo a questo post) e di una serie di cartoline, i partecipanti ai focus group hanno comunicato i temi centrali del pregiudizio, dello stereotipo, ma anche messaggi di responsabilità e partecipazione di una comunità che appartiene a tutti e che le storie di tutti arricchiscono. QUESTA E&#8217; LA MIA STORIA O LA NOSTRA? racchiude in sé l&#8217;ascolto attivo anche delle idee e opinioni di questo gruppo di persone. ll progetto AMITIE ha saputo interpretare queste voci, queste richieste per costruire una campagna di comunicazione partecipata! Buona visione! di Leyla Dauki – CD &#62;&#62; LEI &#8211; Comune di Bologna]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Raccontare oggi l&#8217;esperienza dei <strong>focus group realizzati nella prima fase del Progetto AMITIE</strong>, non è soltanto un modo per valorizzare quel percorso e i materiali prodotti, ma riconoscere in quel percorso di partecipazione attiva una portata che non si è conclusa con l&#8217;attività dei focus, ma che al contrario, ha rappresentato un <strong>punto di partenza</strong>.</p>
<blockquote><p>Le idee e le opinioni emerse da un <strong>gruppo di cittadini provenienti da diversi paesi</strong>, hanno accompagnato tutto il percorso di AMITIE fino ad oggi. La restituzione che i partecipanti hanno fatto &#8211; comunicando il <strong>15 ottobre 2011</strong> al <strong>centro Zonarelli</strong> -  in prima persona alla città le loro idee ed opinioni &#8211; ha rappresentato già <strong>un altro modo di comunicare la migrazione,</strong> che ha contribuito alla creazione della <strong>campagna di comunicazione di AMITIE</strong>.</p></blockquote>
<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/foto3.jpg"><img class="wp-image-2644 alignleft" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/foto3-300x300.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>La sfida del progetto AMITIE di veicolare un&#8217;altra idea di migrazione a partire dall&#8217;<strong>ascolto dei cittadini</strong>, è iniziata con le storie di un gruppo di persone che hanno messo a disposizione le loro energie, il loro tempo. Grazie a <strong>Norbert, Jesus, Sana, Diop, Mingshan, Neslie, Donatella, Alice, Giuseppe, Alison, Horst, Raffaella</strong>, <strong>Sherif</strong>, che hanno chiesto ad AMITIE lo sforzo di <strong>restituire potere al cittadino responsabile</strong>, in grado di dare risposte ragionate ma soprattutto di porsi interrogativi sulle cause della migrazione, sui modelli di sviluppo, sui legami tra il locale e il globale.</p>
<p>Con uno sguardo via via sempre pià consapevole, <strong>i partecipanti dei focus group hanno visionato molti messaggi di comunicazione</strong>, <strong>mettendo in luce i difetti</strong> della comunicazione per provare a superarli, <strong>o l&#8217;inadeguatezza</strong> di messaggi con rappresentazioni semplicistiche che non danno conto della complessità.</p>
<p>Attraverso la realizzazione di un <strong>video</strong> (che troverete in fondo a questo post) e di una <strong>serie di cartoline</strong>, i partecipanti ai focus group hanno comunicato<strong> i temi centrali del pregiudizio, dello stereotipo, ma anche messaggi di responsabilità e partecipazione di una comunità che appartiene a tutti e che le storie di tutti arricchiscono.</strong></p>
<blockquote><p>QUESTA E&#8217; LA MIA STORIA O LA NOSTRA? racchiude in sé l&#8217;ascolto attivo anche delle idee e opinioni di questo gruppo di persone. ll progetto AMITIE ha saputo interpretare queste voci, queste richieste per costruire una campagna di comunicazione partecipata!</p></blockquote>
<p>Buona visione!</p>
<p style="text-align: right">di Leyla Dauki – CD &gt;&gt; LEI &#8211; Comune di Bologna</p>
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		<title>Black Italians &#8211; Atleti neri in maglia azzurra</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2013 09:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[AMITIE]]></category>
		<category><![CDATA[black italians]]></category>
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		<description><![CDATA[Il libro che vi consigliamo oggi non poteva che trattare l&#8217;argomento &#8220;sport e seconde generazioni&#8221;, in attesa dell&#8217;incontro che AMITIE ha organizzato per il  venerdì 25 all&#8217;Urban Center ecco una breve descrizione di &#8220;Black Italians &#8211; Atleti neri in maglia azzurra&#8220;. Lo avete letto? Che ne pensate? Fateci sapere la vostra opinione su questo libro e magari consigliateci ancora nuove letture da consigliare nella nostra rubrica. Il termine &#8220;Black Italians&#8221; fu a lungo utilizzato, in senso dispregiativo, per indicare e discriminare gli emigranti italiani negli Stati Uniti come in Australia. Allo stesso tempo, paradossalmente, anche gli italiani l&#8217;hanno utilizzato, con altrettanto disprezzo, per indicare gli &#8220;italiani neri e meticci&#8221;, nati e cresciuti nelle colonie e quindi non degni di essere considerati pienamente italiani. Il libro vuole ribaltare il significato di questo termine, evidenziando come i Black Italians siano parte integrante del nostro popolo, un popolo la cui storia è fondata anche sull&#8217;accoglienza e sull&#8217;integrazione di popolazioni e culture differenti. Le interviste, condotte da Mauro Valeri, raccontano le storie di 39 atleti, tra cui Fiona May, Andrew Howe, il pugile Sumbu Kalambay, il cestista Dan Gay, il calciatore Joseph Dayo Oshadogan e la ginnasta Lucy Frasca, che hanno permesso l&#8217;affermazione dell&#8217;Italia in campo sportivo internazionale. La sequenza delle storie segue una suddivisione per discipline sportive e, al loro interno, per anno di affermazione sportiva.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro che vi consigliamo oggi non pote<a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/black2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2610" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/black2-300x198.jpg" alt="Atleti Neri in maglia azzurra" width="300" height="198" /></a>va che trattare l&#8217;argomento &#8220;sport e seconde generazioni&#8221;, in attesa dell&#8217;incontro che AMITIE ha organizzato per il  <a href="http://amitie-community.eu/italia/events/percorsi-di-cittadinanza-integrazione-partecipazione-e-sport/" target="_blank">venerdì 25 all&#8217;Urban Center</a> ecco una breve descrizione di &#8220;<a href="http://books.google.it/books/about/Black_Italians.html?id=XP6BAAAAMAAJ&amp;redir_esc=y" target="_blank"><strong>Black Italians &#8211; Atleti neri in maglia azzurra</strong></a>&#8220;. Lo avete letto? Che ne pensate? Fateci sapere la vostra opinione su questo libro e magari consigliateci ancora nuove letture da consigliare nella nostra rubrica.</p>
<p>Il termine &#8220;Black Italians&#8221; fu a lungo utilizzato, in senso dispregiativo, per indicare e discriminare gli emigranti italiani negli Stati Uniti come in Australia. Allo stesso tempo, paradossalmente, anche gli italiani l&#8217;hanno utilizzato, con altrettanto disprezzo, per indicare gli &#8220;italiani neri e meticci&#8221;, nati e cresciuti nelle colonie e quindi non degni di essere considerati pienamente italiani. <strong>Il libro vuole ribaltare il significato di questo termine, evidenziando come i Black Italians siano parte integrante del nostro popolo, un popolo la cui storia è fondata anche sull&#8217;accoglienza e sull&#8217;integrazione di popolazioni e culture differenti.</strong> Le interviste, condotte da Mauro Valeri, raccontano le storie di 39 atleti, tra cui Fiona May, Andrew Howe, il pugile Sumbu Kalambay, il cestista Dan Gay, il calciatore Joseph Dayo Oshadogan e la ginnasta Lucy Frasca, che hanno permesso l&#8217;affermazione dell&#8217;Italia in campo sportivo internazionale. La sequenza delle storie segue una suddivisione per discipline sportive e, al loro interno, per anno di affermazione sportiva.</p>
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		<title>Le nostre storie AMITIE &#8211; Hakim Chebakia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 10:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[AMITIE]]></category>
		<category><![CDATA[boxe]]></category>
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		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>

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		<description><![CDATA[Hakim Chebakia è un ragazzo marocchino di 24 anni originario di Kenitra, arrivato in Italia nel 1995. Attualmente ha un bar-ristorante a Bologna e porta avanti la sua passione, la boxe. Qual&#8217;è la tua memoria, il tuo immaginario principale, la cosa che ti rappresenta di più quando pensi al passato e al presente? Una persona, mia mamma. Penso sempre alle difficoltà che ho passato e sono riuscito a superare. Insieme a lei, la cosa che mi ha dato la forza di continuare è stato il pugilato, mi ha tolto dalla strada e mi ha aiutato molto. Attraverso la boxe sono riuscito a raggiungere i miei obiettivi e ho risolto parte dei miei problemi. Hai un sogno che vorresti veder realizzato da quando sei venuto in Italia? Diventare campione del mondo… ma non è vero.. Non è questo. Il mio sogno è fare felice la mia famiglia, e poi arrivare il più alto possibile nella boxe. La vita è fatta a livelli, di alti e bassi… è fatta a gradini, non puoi arrivare all’ultimo gradino senza passare dagli altri. Poi magari c’è chi è fortunato e ha una vita sempre felice. Ma sono i problemi che ti fanno crescere nella vita, se hai problemi e riesci a superarli sei fortunato&#8230;sei il più fortunato, ti sei fatto un’esperienza. Attraverso i problemi sei più forte. Cosa fai nella vita? Lavoro, faccio sport e mi occupo della famiglia. Ho un locale bar-ristorante con musica, di mia proprietà da quasi 2 anni e mezzo e sono ‘quasi’ campione di pugilato. La mia famiglia è qua, ancora non ho bimbi, mi piacerebbe un giorno… Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi? Porto la mia cultura, provo a creare lavoro, faccio il massimo per rendere le persone felici quando vengono nel mio locale; a livello sportivo, vorrei riportare la storia della boxe a Bologna, visto che ci sta provando Simone Rotolo, ci vorrei provare anche io. Potrei rappresentare l’Italia alle Olimpiadi, ma a gennaio vorrei passare professionista e quindi non andrei alle Olimpiadi ma ai campionati mondiali. Potrei rappresentare il Marocco, ma non sarebbe giusto perché tutto quello che ho imparato sulla boxe l’ho imparato qui in Italia. Il Marocco mi ha dato solo la rabbia. Come contribuisci allo sviluppo là, nel paese di origine? Ci torno, ho i parenti, mi piacerebbe fare qualche progetto là ma per adesso sono ancora con i piedi per terra. In Marocco mi sono allenato, non è male il livello ma c&#8217;è carenza tecnica&#8230;magari un giorno perché no, potresti aiutare la boxe a crescere. &#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/IMG_2583111.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2480" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/IMG_2583111-300x200.jpg" alt="Hakim Chebakia" width="300" height="200" /></a><strong>Hakim Chebakia</strong> è un ragazzo marocchino di 24 anni originario di Kenitra, arrivato in Italia nel 1995. Attualmente ha un bar-ristorante a Bologna e porta avanti la sua passione, la boxe.</p>
<p><strong>Qual&#8217;è la tua memoria, il tuo immaginario principale, la cosa che ti rappresenta di più quando pensi al passato e al presente?</strong></p>
<p>Una persona, mia mamma. Penso sempre alle difficoltà che ho passato e sono riuscito a superare. Insieme a lei, la cosa che mi ha dato la forza di continuare è stato il pugilato, mi ha tolto dalla strada e mi ha aiutato molto. Attraverso la boxe sono riuscito a raggiungere i miei obiettivi e ho risolto parte dei miei problemi.</p>
<p><strong>Hai un sogno che vorresti veder realizzato da quando sei venuto in Italia?</strong></p>
<p>Diventare campione del mondo… ma non è vero.. Non è questo. Il mio sogno è fare felice la mia famiglia, e poi arrivare il più alto possibile nella boxe. La vita è fatta a livelli, di alti e bassi… è fatta a gradini, non puoi arrivare all’ultimo gradino senza passare dagli altri. Poi magari c’è chi è fortunato e ha una vita sempre felice. Ma sono i problemi che ti fanno crescere nella vita, se hai problemi e riesci a superarli sei fortunato&#8230;sei il più fortunato, ti sei fatto un’esperienza. Attraverso i problemi sei più forte.</p>
<p><strong>Cosa fai nella vita?</strong></p>
<p>Lavoro, faccio sport e mi occupo della famiglia. Ho un locale bar-ristorante con musica, di mia proprietà da quasi 2 anni e mezzo e sono ‘quasi’ campione di pugilato. La mia famiglia è qua, ancora non ho bimbi, mi piacerebbe un giorno…</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi?</strong></p>
<p>Porto la mia cultura, provo a creare lavoro, faccio il massimo per rendere le persone felici quando vengono nel mio locale; a livello sportivo, vorrei riportare la storia della boxe a Bologna, visto che ci sta provando Simone Rotolo, ci vorrei provare anche io. Potrei rappresentare l’Italia alle Olimpiadi, ma a gennaio vorrei passare professionista e quindi non andrei alle Olimpiadi ma ai campionati mondiali. Potrei rappresentare il Marocco, ma non sarebbe giusto perché tutto quello che ho imparato sulla boxe l’ho imparato qui in Italia. Il Marocco mi ha dato solo la rabbia.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo là, nel paese di origine?</strong></p>
<p>Ci torno, ho i parenti, mi piacerebbe fare qualche progetto là ma per adesso sono ancora con i piedi per terra. In Marocco mi sono allenato, non è male il livello ma c&#8217;è carenza tecnica&#8230;magari un giorno perché no, potresti aiutare la boxe a crescere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Progettare &#8216;percorsi di cittadinanza&#8217;&#8230; ora tocca a voi!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 14:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[AMITIE]]></category>
		<category><![CDATA[co-progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[comune di bologna]]></category>
		<category><![CDATA[percorsi di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>
		<category><![CDATA[urban center bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 25 gennaio, dalle 17.00 alle 19.30 all&#8217;Urban Center, si parlerà di Sport e Integrazione. A partire dall&#8217;analisi dei dati, dall&#8217;ascolto delle esperienze dirette delle persone e dalle riflessioni di professori universitari, ricercatori e di altre autorevoli figure attive nel mondo dello sport, cercheremo di confrontarci insieme a voi per tentare di rispondere alla seguente domanda: E’ possibile pensare a politiche locali e a progetti sullo sport che favoriscano l’integrazione e la partecipazione alla costruzione di una comunità locale più coesa? L&#8217;incontro, inserito nell&#8217;ambito della campagna di comunicazione AMITIE, è il terzo appuntamento del ciclo Percorsi di Cittadinanza, organizzati per promuovere un confronto tra operatori e cittadini su temi comunemente poco trattati dai media mainstream e relativi alla migrazione come risorsa di sviluppo. Vi chiediamo non solo di partecipare, ma anche di collaborare a definire i programmi degli incontri, inviandoci proposte e suggerimenti che possano aiutarci a costruire insieme i nostri spazi di comunicazione e interazione. Qui di seguito trovate il programma dell&#8217;incontro del 25 gennaio e, compilando il form sotto, potete aiutarci a strutturarlo ulteriormente, condividendo con noi le vostre proposte e suggestioni. &#160; &#160; &#160; &#160; Modera Benedetto Zacchiroli – Consigliere Comunale Eugenio Gentile – Ufficio di Piano del Comune di Bologna – Partiamo dai dati Roberto Farnè – Università di Bologna, Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita – Sport e formazione alla cittadinanza Nico Bortoletto – Università di Teramo &#8211; La cornice normativa dello sport come elemento di possibile integrazione Carlo Balestri – Referente UISP e Mondiali Antirazzisti &#8211; Lo sport per l&#8217;integrazione e la multiculturalità Claudio Cadei – Antropologo &#8211; Una riflessione antropologica su esempi di pratiche sportive a Bologna, legate al fenomeno migratorio. Luoghi e memorie dello sport Giuseppe Scandurra – Università di Ferrara &#8211; Il ring e la strada. Percorsi di Cittadinanza. Davide Gubellini &#8211; Responsabile Nazionale per il Territorio della Federazione Cricket Italiana – Il cricket come modello di integrazione Il pugile Hakim Chebakia, testimone AMITIE, racconta la sua storia Emanuele Franco – Laboratorio On the Move Testimonianza del campione olimpico Vénuste Niyongabo – La costruzione di una pace sostenibile attraverso lo sport. Insieme. &#160; Dibattito e conclusioni &#160; Giulia Giovagnoli &#8211; Comune di Bologna, Ufficio cooperazione e diritti umani &#160; [gravityform id="1" name="Partecipa! Inviaci il tuo contributo!"]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>25 gennaio</strong>, <strong>dalle 17.00 alle 19.30 all&#8217;Urban Center</strong>, si parlerà di <strong>Sport e Integrazione</strong>.</p>
<p>A partire dall&#8217;analisi dei dati, dall&#8217;ascolto delle esperienze dirette delle persone e dalle riflessioni di professori universitari, ricercatori e di altre autorevoli figure attive nel mondo dello sport, cercheremo di <strong>confrontarci insieme a voi</strong> per tentare di rispondere alla seguente domanda:</p>
<blockquote>
<h3>E’ possibile pensare a politiche locali e a progetti sullo sport che favoriscano l’integrazione e la partecipazione alla costruzione di una comunità locale più coesa?</h3>
</blockquote>
<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/9a5cb5f0903011e18cf91231380fd29b_72.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2601" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/9a5cb5f0903011e18cf91231380fd29b_72.jpg" alt="" width="353" height="353" /></a>L&#8217;incontro, inserito nell&#8217;ambito della campagna di comunicazione AMITIE, è il <strong>terzo appuntamento del ciclo Percorsi di Cittadinanza</strong>, organizzati <strong>per promuovere un confronto tra operatori e cittadini su temi comunemente poco trattati dai media mainstream e relativi alla migrazione come risorsa di sviluppo.</strong></p>
<p>Vi chiediamo <strong>non solo</strong> di <strong>partecipare</strong>, <strong>ma anche</strong> di <strong>collaborare a definire i programmi degli incontri</strong>, inviandoci proposte e suggerimenti che possano aiutarci a <strong>costruire insieme i nostri spazi di comunicazione e interazione</strong>.</p>
<p>Qui di seguito trovate il <strong>programma</strong> dell&#8217;incontro del 25 gennaio e, compilando il <strong>form</strong> sotto, potete <strong>aiutarci a strutturarlo ulteriormente, condividendo con noi le vostre proposte e suggestioni.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Modera <strong>Benedetto Zacchiroli</strong> – Consigliere Comunale</p>
<ul>
<li><strong>Eugenio Gentile</strong> – Ufficio di Piano del Comune di Bologna – Partiamo dai dati</li>
<li><strong>Roberto Farnè</strong> – Università di Bologna, Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita – Sport e formazione alla cittadinanza</li>
<li><strong>Nico Bortoletto</strong> – Università di Teramo &#8211; La cornice normativa dello sport come elemento di possibile integrazione</li>
<li><strong>Carlo Balestri</strong> – Referente UISP e Mondiali Antirazzisti &#8211; Lo sport per l&#8217;integrazione e la multiculturalità</li>
<li><strong>Claudio Cadei</strong> – Antropologo &#8211; Una riflessione antropologica su esempi di pratiche sportive a Bologna, legate al fenomeno migratorio. Luoghi e memorie dello sport</li>
<li><strong>Giuseppe Scandurra</strong> – Università di Ferrara &#8211; Il ring e la strada. Percorsi di Cittadinanza.</li>
<li><strong>Davide Gubellini</strong> &#8211; Responsabile Nazionale per il Territorio della Federazione Cricket Italiana – Il cricket come modello di integrazione</li>
<li><strong>Il pugile Hakim Chebakia</strong>, testimone AMITIE, racconta la sua storia</li>
<li><strong>Emanuele Franco</strong> – Laboratorio On the Move</li>
<li><strong>Testimonianza del campione olimpico Vénuste Niyongabo</strong> – La costruzione di una pace sostenibile attraverso lo sport. Insieme.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dibattito e conclusioni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">Giulia Giovagnoli &#8211; Comune di Bologna, Ufficio cooperazione e diritti umani</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>[gravityform id="1" name="Partecipa! Inviaci il tuo contributo!"]</p>
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