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	<title>Amitie Community Italia &#187; Storie</title>
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		<title>10 domande, 1000 risposte: Feisal Bunkheila, dissidente libico ora cittadino bolognese</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 16:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[dissidente]]></category>
		<category><![CDATA[Feisal Bunkheila]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco le 10 risposte di Feisal Bunkheila, un dissidente libico ormai cittadino bolognese, che ha lasciato il suo paese per studiare Medicina in Italia, dove ha deciso di rimanere anche dopo la specializzazione in oncologia e radioterapia. Feisal, durante la Primavera Araba, ha partecipato alla liberazione della Libia organizzando gli aiuti umanitari  per la popolazione, e mettendo a disposizione le sue competenze, collaborando con alcune ONG e comunicando le ragioni della lotta del popolo libico contro la dittatura. Oggi, Feisal vive e lavora in Italia con la sua famiglia, ma continua a mettere a disposizione del suo Paese di origine le sue competenze professionali e umane per la costruzione di una società democratica. Se volete anche voi rispondere alle nostre 10 domande compilate il form che trovate in questa pagina: http://amitie-community.eu/italia/10-punti-chiave/ Migrare è un diritto? Il fenomeno migrazione esiste dall’inizio dell’esistenza umana: l’essere umano s’è sempre spostato nel corso dei secoli per n. motivi (pascolo per il bestiame, acqua, cultura, sopravvivenza, libertà etc.), basta vedere la storia del popolo ebraico; credo che chiedere e cercare un rifugio da situazioni catastrofiche sia più che un diritto; la stima è di circa 214 milioni tra migranti e rifugiati nel mondo nel 2010. La migrazione è fonte di sviluppo per l&#8217;economia, per la società? Sicuramente sì e non solo da un punto di vista economico, infatti, al di là delle rimesse che vengono indirizzate ai propri familiari (7,4 miliardi di euro nel 2011), il collegamento commerciale con il paese d’origine, è necessario non dimenticare il fattore culturale che è fondamentale per le civiltà. Lo sviluppo è un diritto umano? Come contribuisce il cittadino straniero a mantenere i livelli di benessere sociale del nostro paese? Per rispondere a questo quesito parto dai numeri: facendo riferimento al rapporto Caritas del 2012 &#8220;Dossier Statistico Immigrazione&#8221;, nel quale si riporta che i collaboratori familiari sono poco più di 750 mila, il settore agricolo, l’edilizia, gli immigrati contribuiscono al Pil Italiano con una quota pari al 11%; pagano 7,5 miliardi di  euro all’anno tra tasse e contributi, con un ritorno di servizi di circa 6 miliardi. La migrazione può costituire una risorsa anche per il paese d&#8217;origine del migrante? La libertà di movimento e di circolazione puó favorire maggiori possibilità di sviluppo sia nei paesi di accoglienza sia nei paesi di origine? Proprio per tutto ciò che abbiamo detto prima, senza ombra di dubbio, la libertà di movimento favorisce sia il paese ospitante che quello di origine dal punto di vista economico e culturale, basti pensare al ruolo delle Università Italiane e al legame creato con migliaia di laureati stranieri, tornati nei propri paesi d’origine per mettere in pratica le competenze acquisite. In che modo le politiche migratorie incidono sulla possibilità di un cittadino straniero di costituire una risorsa per il paese in cui vive? Abbiamo bisogno di una politica proiettata verso il futuro, che non dimentichi i vari problemi legati all’immigrazione; è necessario fare capire ai nuovi cittadini non solo i loro diritti ma anche i loro doveri verso il paese ospitante, tralasciando la demagogia e la falsa solidarietà. Dare pari opportunità a tutti a partire dal diritto di cittadinanza ai figli dei migranti, nati e cresciuti in Italia. Se si parte dal principio che questo fenomeno, se organizzato, rappresenta una risorsa e una ricchezza per tutti, allora, il cittadino straniero costituisce una risorsa per il paese in cui vive. Come comunicare la migrazione come processo di sviluppo? Informazione corretta e giusta, programmi chiari, collaborazione attiva e partecipazione con la società civile, inoltre, il coinvolgimento del  mondo della scuola è fondamentale. Come favorire una reale partecipazione dei cittadini migranti alla costruzione di una comunità locale coesa? Bisogna essere realisti, questo processo richiede uno sforzo e un sacrificio da parte di tutti; per prima cosa e’ fondamentale avere la possibilità di informazione, poi, bisogna avere obiettivi precisi e favorire la partecipazione, iniziando dai quartieri con iniziative comuni che abbiano un’utilità per la società, coinvolgendo i nuovi cittadini, senza mai dimenticare il ruolo fondamentale che la scuola può avere  per favorire una reale partecipazione dei cittadini. &#160; &#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco le 10 risposte di <strong>Feisal Bunkheila</strong>, un dissidente libico ormai cittadino bolognese, che ha lasciato il suo paese per studiare Medicina in Italia, dove ha deciso di rimanere anche dopo la specializzazione in oncologia e radioterapia. Feisal, durante la Primavera Araba, ha partecipato alla liberazione della Libia organizzando gli aiuti umanitari  per la popolazione, e mettendo a disposizione le sue competenze, collaborando con alcune ONG e comunicando le ragioni della lotta del popolo libico contro la dittatura. Oggi, Feisal vive e lavora in Italia con la sua famiglia, ma continua a mettere a disposizione del suo Paese di origine le sue competenze professionali e umane per la costruzione di una società democratica. Se volete anche voi rispondere alle nostre 10 domande compilate il form che trovate in questa pagina: <a href="http://amitie-community.eu/italia/10-punti-chiave/" target="_blank">http://amitie-community.eu/italia/10-punti-chiave/</a></p>
<p><strong>Migrare è un diritto?</strong></p>
<p>Il fenomeno migrazione esiste dall’inizio dell’esistenza umana: l’essere umano s’è sempre spostato nel corso dei secoli per n. motivi (pascolo per il bestiame, acqua, cultura, sopravvivenza, libertà etc.), basta vedere la storia del popolo ebraico; credo che chiedere e cercare un rifugio da situazioni catastrofiche sia più che un diritto; la stima è di circa 214 milioni tra migranti e rifugiati nel mondo nel 2010.</p>
<p><strong>La migrazione è fonte di sviluppo per l&#8217;economia, per la società?</strong></p>
<p>Sicuramente sì e non solo da un punto di vista economico, infatti, al di là delle rimesse che vengono indirizzate ai propri familiari (7,4 miliardi di euro nel 2011), il collegamento commerciale con il paese d’origine, è necessario non dimenticare il fattore culturale che è fondamentale per le civiltà.</p>
<p><strong>Lo sviluppo è un diritto umano? Come contribuisce il cittadino straniero a mantenere i livelli di benessere sociale del nostro paese?</strong></p>
<p>Per rispondere a questo quesito parto dai numeri: facendo<b> </b>riferimento al rapporto Caritas del 2012 &#8220;Dossier Statistico Immigrazione&#8221;, nel quale si riporta che i collaboratori familiari sono poco più di 750 mila, il settore agricolo, l’edilizia, gli immigrati contribuiscono al Pil Italiano con una quota pari al 11%; pagano 7,5 miliardi di  euro all’anno tra tasse e contributi, con un ritorno di servizi di circa 6 miliardi.</p>
<p><strong>La migrazione può costituire una risorsa anche per il paese d&#8217;origine del migrante? La libertà di movimento e di circolazione puó favorire maggiori possibilità di sviluppo sia nei paesi di accoglienza sia nei paesi di origine?</strong></p>
<p>Proprio per tutto ciò che abbiamo detto prima, senza ombra di dubbio, la libertà di movimento favorisce sia il paese ospitante che quello di origine dal punto di vista economico e culturale, basti pensare al ruolo delle Università Italiane e al legame creato con migliaia di laureati stranieri, tornati nei propri paesi d’origine per mettere in pratica le competenze acquisite.</p>
<p><strong>In che modo le politiche migratorie incidono sulla possibilità di un cittadino straniero di costituire una risorsa per il paese in cui vive?</strong></p>
<p><strong></strong>Abbiamo bisogno di una politica proiettata verso il futuro, che non dimentichi i vari problemi legati all’immigrazione; è necessario fare capire ai nuovi cittadini non solo i loro diritti ma anche i loro doveri verso il paese ospitante, tralasciando la demagogia e la falsa solidarietà. Dare pari opportunità a tutti a partire dal diritto di cittadinanza ai figli dei migranti, nati e cresciuti in Italia. Se si parte dal principio che questo fenomeno, se organizzato, rappresenta una risorsa e una ricchezza per tutti, allora, il cittadino straniero costituisce una risorsa per il paese in cui vive.</p>
<p><strong>Come comunicare la migrazione come processo di sviluppo?</strong></p>
<p>Informazione corretta e giusta, programmi chiari, collaborazione attiva e partecipazione con la società civile, inoltre, il coinvolgimento del  mondo della scuola è fondamentale.</p>
<p><strong>Come favorire una reale partecipazione dei cittadini migranti alla costruzione di una comunità locale coesa?</strong></p>
<p>Bisogna essere realisti, questo processo richiede uno sforzo e un sacrificio da parte di tutti; per prima cosa e’ fondamentale avere la possibilità di informazione, poi, bisogna avere obiettivi precisi e favorire la partecipazione, iniziando dai quartieri con iniziative comuni che abbiano un’utilità per la società, coinvolgendo i nuovi cittadini, senza mai dimenticare il ruolo fondamentale che la scuola può avere  per favorire una reale partecipazione dei cittadini.</p>
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		<title>Le nostre storie AMITIE &#8211; Italia de mi corazòn</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 11:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco la prima storia che ci è arrivata dagli utenti!! Ce la racconta Carlos Pèrez. Prima di venire in Italia ho viaggiato un anno attraverso l&#8217;Europa del Nord e mi sono reso conto che preferisco il Sud, con tutti i suoi pregiudizi e difetti. Ho vissuto un anno in Olanda, ma poi sono venuto ad abitare qui a Bologna. Bologna mi piace molto, con i suoi portici, le stradine, i suoi colori&#8230;mi piace anche vedere che la gente va in bicicletta quasi dappertutto. L&#8217;ambiente universitario mi ricorda Granada, la mia città, perché anche là ci sono sempre molti studenti. Adesso è inverno e non mi farò prendere dalla depressione, perché a primavera qua le piazze si riempiono. Sono venuto in Italia per amore. Amore verso mio fratello e mio nipote, che vivevano già qua. La crisi ha influito sul mio trasferimento. Se l&#8217;Europa affonda io sto con le persone a cui tengo. E&#8217; la seconda volta che me ne vado dalla Spagna e non ho intenzione di tornarci. Mi manca la lingua, ma non il Paese. La prima settimana in cui sono stato qui stavo sempre zitto, ascoltando e facendomi l&#8217;orecchio al suono dell&#8217;italiano. Sono contento perché gli spagnoli sono ben accolti qua e mi piace anche il cibo, il modo di cucinare che c&#8217;è qui. Mi sento fortunato, qui ho una famiglia che mi sostiene e una lingua &#8220;cugina&#8221; dell&#8217;italiano, non troppo diversa. Mi ha sorpreso la differenza che c&#8217;è tra Nord e Sud Italia, perchè non pensavo che fosse così grande. Una delle prime cose che mi ricordo del trasferimento è quando ho fatto il certificato di residenza: è un circolo vizioso perché senza lavoro non posso ottenere una residenza di lungo periodo, anche se io provengo dall&#8217;Unione Europea, ma siccome non c&#8217;è lavoro non posso avere un contratto&#8230; Mi dispiace non tanto per me ma per i ragazzi egiziani, pakistani ecc. che ho conosciuto, perché io, vivendo all&#8217;interno dello spazio Schengen, posso andare e tornare come voglio; ma loro no. Nell&#8217;immediato futuro vorrei trovare un lavoretto, ma è davvero difficile. In futuro mi piacerebbe andare a vivere in Colombia, a Medellin, perchè lì è sempre primavera. Se anche voi volete mandarci la vostra ecco come potete fare: http://amitie-community.eu/italia/la-tua-storia/]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco la prima storia che ci è arrivata dagli utenti!! Ce la racconta <strong>Carlos Pèrez</strong>.</p>
<p>Prima di venire in Italia ho viaggiato un anno attraverso l&#8217;Europa del Nord e mi sono reso conto che preferisco il Sud, con tutti i suoi pregiudizi e difetti. Ho vissuto un anno in Olanda, ma poi sono venuto ad abitare qui a Bologna. Bologna mi piace molto, con i suoi portici, le stradine, i suoi colori&#8230;mi piace anche vedere che la gente va in bicicletta quasi dappertutto.</p>
<p>L&#8217;ambiente universitario mi ricorda Granada, la mia città, perché anche là ci sono sempre molti studenti.<strong> Adesso è inverno e non mi farò prendere dalla depressione, perché a primavera qua le piazze si riempiono.</strong></p>
<p><strong>Sono venuto in Italia per amore.</strong> Amore verso mio fratello e mio nipote, che vivevano già qua. La crisi ha influito sul mio trasferimento. Se l&#8217;Europa affonda io sto con le persone a cui tengo. E&#8217; la seconda volta che me ne vado dalla Spagna e non ho intenzione di tornarci. Mi manca la lingua, ma non il Paese.</p>
<p><strong>La prima settimana in cui sono stato qui stavo sempre zitto, ascoltando e facendomi l&#8217;orecchio al suono dell&#8217;italiano</strong>. Sono contento perché gli spagnoli sono ben accolti qua e mi piace anche il cibo, il modo di cucinare che c&#8217;è qui. Mi sento fortunato, qui ho una famiglia che mi sostiene e una lingua &#8220;cugina&#8221; dell&#8217;italiano, non troppo diversa. Mi ha sorpreso la differenza che c&#8217;è tra Nord e Sud Italia, perchè non pensavo che fosse così grande.</p>
<p>Una delle prime cose che mi ricordo del trasferimento è quando ho fatto il certificato di residenza: è un circolo vizioso perché senza lavoro non posso ottenere una residenza di lungo periodo, anche se io provengo dall&#8217;Unione Europea, ma siccome non c&#8217;è lavoro non posso avere un contratto&#8230;<br />
Mi dispiace non tanto per me ma per i ragazzi egiziani, pakistani ecc. che ho conosciuto, perché io, vivendo all&#8217;interno dello spazio Schengen, posso andare e tornare come voglio; ma loro no. Nell&#8217;immediato futuro vorrei trovare un lavoretto, ma è davvero difficile.<br />
<strong>In futuro mi piacerebbe andare a vivere in Colombia, a Medellin, perchè lì è sempre primavera.</strong></p>
<p>Se anche voi volete mandarci la vostra ecco come potete fare: <a href="http://amitie-community.eu/italia/la-tua-storia/"> http://amitie-community.eu/italia/la-tua-storia/ </a></p>
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		<title>Le nostre storie AMITIE &#8211; Alex Sarr</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 09:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[alex sarr]]></category>
		<category><![CDATA[cosviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[storie migranti]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>
		<category><![CDATA[turismo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[turismo sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Alex Sarr è di orgine senegalese, in Italia si occupa di Turismo Responsabile. Hai realizzato i tuoi sogni venendo i Italia? Sono sempre stato un sognatore. Fin da ragazzo ricordo che sognavo di viaggiare, di andare a conoscere altre parti del mondo. Così, anche meravigliando i miei genitori, a 18 anni ho deciso di lasciare il lavoro e di mettermi in viaggio. Io sono rimasto quello di allora, ho fatto tanti incontri nella mia vita, ho conosciuto momenti belli e anche momenti di estrema difficoltà. Si sono avverati tanti dei miei sogni e forse anche molti di più, ma quella voglia di scoprire cose nuove e di dare una mano per cambiare il mondo c&#8217;è ancora tutta. Per questo, in forme certo diverse, il mio viaggio continua, non potrebbe essere altrimenti, io sono Elajhi (il viandante). Cosa fai in Italia? Gli italiani che vogliono conoscere l&#8217;Africa sono costretti a utilizzare circuiti turistici che non rappresentano un vero e proprio incontro con l&#8217;Africa. Certo, l&#8217;Africa è anche Malindi, o i centri turistici di Zanzibar, ma conoscere solo quest&#8217;Africa è riduttivo.  Per questo ho pensato di far qualcosa per far conoscere agli italiani la mia Africa, in questo caso il Senegal. Così ho iniziato ad occuparmi di Turismo responsabile. Ho iniziato volendo diffondere un’idea diversa dell’Africa rispetto al modo in cui viene sempre presentata. In genere qui si dà molto risalto all’Africa come luogo di emergenza continua, di bisogno, di disperazione. Io ho cercato di impostare tutto sull’incontro tra le persone, tra la gente. Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi? Faccio parte della Onlus “Chiama l&#8217;Africa”, un&#8217;associazione che tentava di parlare di Africa in maniera diversa, che non si limitava a proporre una solidarietà basata sull&#8217;aiuto, ma voleva far conoscere l&#8217;Africa nelle sue potenzialità e nella sua positività. Ricordo lo slogan di quando ho aderito: “l&#8217;Africa può”, tanti anni prima di Obama. Questa per me è stata una nuova opportunità che mi ha, in un certo senso, fatto scoprire di nuovo l&#8217;Africa, il mio continente. Come contribuisci allo sviluppo nel tuo paese d’origine? Sapevo che a Pikine – la più grande area metropolitana di Dakar &#8211; c&#8217;erano alcuni vecchi amici che si stavano impegnando per lo sviluppo del quartiere, ho pensato di partecipare e collaborare con diversi progetti. La cosa più bella è che non li abbiamo pensati noi per loro, non li abbiamo impostati dall’alto, ma abbiamo prima conosciuto le comunità locali, instaurato un dialogo con loro per poi collaborare alla realizzazione. Il progetto che continua tutt’ora è quello dell&#8217;adozione scolastica delle bambine. Esiste in tutto il Senegal un altissimo tasso di abbandono scolastico da parte delle bambine; si aggiunga a ciò il fatto che, da molti anni, il governo senegalese non dà sovvenzioni alle scuole, da qui è nata l’idea del progetto, partito nel 2003. All’inizio pensavamo di occuparci solo del ciclo elementare, quest’anno partirà un altro gruppo e abbiamo deciso di seguire le bambine fino agli studi superiori. Anche il sindaco di Pikine ha capito che è un progetto innovativo e così sono stato nominato cittadino onorario e consigliere speciale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/Foto-Testimonial.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2375" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/Foto-Testimonial-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Alex Sarr è di orgine senegalese, in Italia si occupa di Turismo Responsabile.</p>
<p><strong>Hai realizzato i tuoi sogni venendo i Italia?</strong></p>
<p><strong></strong>Sono sempre stato un sognatore. Fin da ragazzo ricordo che sognavo di viaggiare, di andare a conoscere altre parti del mondo. Così, anche meravigliando i miei genitori, a 18 anni ho deciso di lasciare il lavoro e di mettermi in viaggio. Io sono rimasto quello di allora, ho fatto tanti incontri nella mia vita, ho conosciuto momenti belli e anche momenti di estrema difficoltà. Si sono avverati tanti dei miei sogni e forse anche molti di più, ma quella voglia di scoprire cose nuove e di dare una mano per cambiare il mondo c&#8217;è ancora tutta. Per questo, in forme certo diverse, il mio viaggio continua, non potrebbe essere altrimenti, io sono Elajhi (il viandante).</p>
<p><strong>Cosa fai in Italia?</strong></p>
<p><strong></strong>Gli italiani che vogliono conoscere l&#8217;Africa sono costretti a utilizzare circuiti turistici che non rappresentano un vero e proprio incontro con l&#8217;Africa. Certo, l&#8217;Africa è anche Malindi, o i centri turistici di Zanzibar, ma conoscere solo quest&#8217;Africa è riduttivo.  Per questo ho pensato di far qualcosa per far conoscere agli italiani la mia Africa, in questo caso il Senegal. Così ho iniziato ad occuparmi di Turismo responsabile. Ho iniziato volendo diffondere un’idea diversa dell’Africa rispetto al modo in cui viene sempre presentata. In genere qui si dà molto risalto all’Africa come luogo di emergenza continua, di bisogno, di disperazione. Io ho cercato di impostare tutto sull’incontro tra le persone, tra la gente.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi?</strong></p>
<p>Faccio parte della <a href="http://www.lafricachiama.org/" target="_blank">Onlus “Chiama l&#8217;Africa”</a>, un&#8217;associazione che tentava di parlare di Africa in maniera diversa, che non si limitava a proporre una solidarietà basata sull&#8217;aiuto, ma voleva far conoscere l&#8217;Africa nelle sue potenzialità e nella sua positività. Ricordo lo slogan di quando ho aderito: “l&#8217;Africa può”, tanti anni prima di Obama. Questa per me è stata una nuova opportunità che mi ha, in un certo senso, fatto scoprire di nuovo l&#8217;Africa, il mio continente.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo nel tuo paese d’origine?</strong></p>
<p><strong></strong>Sapevo che a Pikine – la più grande area metropolitana di Dakar &#8211; c&#8217;erano alcuni vecchi amici che si stavano impegnando per lo sviluppo del quartiere, ho pensato di partecipare e collaborare con diversi progetti. La cosa più bella è che non li abbiamo pensati noi per loro, non li abbiamo impostati dall’alto, ma abbiamo prima conosciuto le comunità locali, instaurato un dialogo con loro per poi collaborare alla realizzazione. Il progetto che continua tutt’ora è quello dell&#8217;adozione scolastica delle bambine. Esiste in tutto il Senegal un altissimo tasso di abbandono scolastico da parte delle bambine; si aggiunga a ciò il fatto che, da molti anni, il governo senegalese non dà sovvenzioni alle scuole, da qui è nata l’idea del progetto, partito nel 2003. All’inizio pensavamo di occuparci solo del ciclo elementare, quest’anno partirà un altro gruppo e abbiamo deciso di seguire le bambine fino agli studi superiori. Anche il sindaco di Pikine ha capito che è un progetto innovativo e così sono stato nominato cittadino onorario e consigliere speciale.</p>
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		<title>Michele Ndiyunze &#8211; Una Storia tutta da guardare.</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/m-ndiyunz/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2013 09:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mandato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Abito a Bologna da 10 anni e non sono ancora cittadino italiano. Vi anticipiamo solo la domanda finale: È più razzista lo stadio o lo stato? Desideriamo citare crossingTV e gli autori del video Azeb Lucà Trombetta (Regia), Silvia Storelli (riprese e montaggio), Le cicale (Musiche di sottofondo).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>Abito a Bologna da 10 anni e non sono ancora cittadino italiano.</h1>
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<h3 style="text-align: center">Vi anticipiamo solo la domanda finale:<br />
È più razzista lo stadio o lo stato?</h3>
<hr />
<p>Desideriamo citare <a title="http://www.crossingtv.it/" href="http://www.crossingtv.it/" target="_blank">crossingTV</a> e gli autori del video <strong>Azeb Lucà Trombetta</strong> (Regia)<strong>, Silvia Storelli </strong>(riprese e montaggio)<strong>, Le cicale</strong> (Musiche di sottofondo)<strong>.</strong></p>
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		<title>Intervista a Venuste Niyongabo, lo sport come motore di integrazione</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/intervista-a-venuste-niyongabo-lo-sport-come-promotore-di-integrazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 14:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[La settimana scorsa abbiamo incontrato Venuste Niyongabo, la prima medaglia d&#8217;oro olimpica del Burundi. Ci ha raccontato la sua storia di sportivo e del suo forte legame ai temi cari ad AMITIE. Vi proponiamo di seguito il video dell&#8217;intervista. Vi ricordiamo che Venuste sarà presente all&#8217;incontro del 25 gennaio all&#8217;Urban Center.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa abbiamo incontrato<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/V%C3%A9nuste_Niyongabo" target="_blank"> Venuste Niyongabo</a>, la prima medaglia d&#8217;oro olimpica del Burundi. Ci ha raccontato la sua storia di sportivo e del suo forte legame ai temi cari ad AMITIE. Vi proponiamo di seguito il video dell&#8217;intervista. Vi ricordiamo che Venuste sarà presente all&#8217;incontro del <a href="http://amitie-community.eu/italia/events/percorsi-di-cittadinanza-integrazione-partecipazione-e-sport/" target="_blank">25 gennaio all&#8217;Urban Center</a>.</p>
<div style="max-width:WIDTHpx;" ><iframe src="http://www.youtube.com/embed/d1vbhNmwMD8?wmode=transparent" width="WIDTH" height="HEIGHT" ></iframe></div>
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		<item>
		<title>Le nostre storie AMITIE &#8211; Hakim Chebakia</title>
		<link>http://amitie-community.eu/italia/le-nostre-storie-migranti-hakim-chebakia-boxe/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 10:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[AMITIE]]></category>
		<category><![CDATA[boxe]]></category>
		<category><![CDATA[hakim chebakia]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>

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		<description><![CDATA[Hakim Chebakia è un ragazzo marocchino di 24 anni originario di Kenitra, arrivato in Italia nel 1995. Attualmente ha un bar-ristorante a Bologna e porta avanti la sua passione, la boxe. Qual&#8217;è la tua memoria, il tuo immaginario principale, la cosa che ti rappresenta di più quando pensi al passato e al presente? Una persona, mia mamma. Penso sempre alle difficoltà che ho passato e sono riuscito a superare. Insieme a lei, la cosa che mi ha dato la forza di continuare è stato il pugilato, mi ha tolto dalla strada e mi ha aiutato molto. Attraverso la boxe sono riuscito a raggiungere i miei obiettivi e ho risolto parte dei miei problemi. Hai un sogno che vorresti veder realizzato da quando sei venuto in Italia? Diventare campione del mondo… ma non è vero.. Non è questo. Il mio sogno è fare felice la mia famiglia, e poi arrivare il più alto possibile nella boxe. La vita è fatta a livelli, di alti e bassi… è fatta a gradini, non puoi arrivare all’ultimo gradino senza passare dagli altri. Poi magari c’è chi è fortunato e ha una vita sempre felice. Ma sono i problemi che ti fanno crescere nella vita, se hai problemi e riesci a superarli sei fortunato&#8230;sei il più fortunato, ti sei fatto un’esperienza. Attraverso i problemi sei più forte. Cosa fai nella vita? Lavoro, faccio sport e mi occupo della famiglia. Ho un locale bar-ristorante con musica, di mia proprietà da quasi 2 anni e mezzo e sono ‘quasi’ campione di pugilato. La mia famiglia è qua, ancora non ho bimbi, mi piacerebbe un giorno… Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi? Porto la mia cultura, provo a creare lavoro, faccio il massimo per rendere le persone felici quando vengono nel mio locale; a livello sportivo, vorrei riportare la storia della boxe a Bologna, visto che ci sta provando Simone Rotolo, ci vorrei provare anche io. Potrei rappresentare l’Italia alle Olimpiadi, ma a gennaio vorrei passare professionista e quindi non andrei alle Olimpiadi ma ai campionati mondiali. Potrei rappresentare il Marocco, ma non sarebbe giusto perché tutto quello che ho imparato sulla boxe l’ho imparato qui in Italia. Il Marocco mi ha dato solo la rabbia. Come contribuisci allo sviluppo là, nel paese di origine? Ci torno, ho i parenti, mi piacerebbe fare qualche progetto là ma per adesso sono ancora con i piedi per terra. In Marocco mi sono allenato, non è male il livello ma c&#8217;è carenza tecnica&#8230;magari un giorno perché no, potresti aiutare la boxe a crescere. &#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/IMG_2583111.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2480" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/IMG_2583111-300x200.jpg" alt="Hakim Chebakia" width="300" height="200" /></a><strong>Hakim Chebakia</strong> è un ragazzo marocchino di 24 anni originario di Kenitra, arrivato in Italia nel 1995. Attualmente ha un bar-ristorante a Bologna e porta avanti la sua passione, la boxe.</p>
<p><strong>Qual&#8217;è la tua memoria, il tuo immaginario principale, la cosa che ti rappresenta di più quando pensi al passato e al presente?</strong></p>
<p>Una persona, mia mamma. Penso sempre alle difficoltà che ho passato e sono riuscito a superare. Insieme a lei, la cosa che mi ha dato la forza di continuare è stato il pugilato, mi ha tolto dalla strada e mi ha aiutato molto. Attraverso la boxe sono riuscito a raggiungere i miei obiettivi e ho risolto parte dei miei problemi.</p>
<p><strong>Hai un sogno che vorresti veder realizzato da quando sei venuto in Italia?</strong></p>
<p>Diventare campione del mondo… ma non è vero.. Non è questo. Il mio sogno è fare felice la mia famiglia, e poi arrivare il più alto possibile nella boxe. La vita è fatta a livelli, di alti e bassi… è fatta a gradini, non puoi arrivare all’ultimo gradino senza passare dagli altri. Poi magari c’è chi è fortunato e ha una vita sempre felice. Ma sono i problemi che ti fanno crescere nella vita, se hai problemi e riesci a superarli sei fortunato&#8230;sei il più fortunato, ti sei fatto un’esperienza. Attraverso i problemi sei più forte.</p>
<p><strong>Cosa fai nella vita?</strong></p>
<p>Lavoro, faccio sport e mi occupo della famiglia. Ho un locale bar-ristorante con musica, di mia proprietà da quasi 2 anni e mezzo e sono ‘quasi’ campione di pugilato. La mia famiglia è qua, ancora non ho bimbi, mi piacerebbe un giorno…</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi?</strong></p>
<p>Porto la mia cultura, provo a creare lavoro, faccio il massimo per rendere le persone felici quando vengono nel mio locale; a livello sportivo, vorrei riportare la storia della boxe a Bologna, visto che ci sta provando Simone Rotolo, ci vorrei provare anche io. Potrei rappresentare l’Italia alle Olimpiadi, ma a gennaio vorrei passare professionista e quindi non andrei alle Olimpiadi ma ai campionati mondiali. Potrei rappresentare il Marocco, ma non sarebbe giusto perché tutto quello che ho imparato sulla boxe l’ho imparato qui in Italia. Il Marocco mi ha dato solo la rabbia.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo là, nel paese di origine?</strong></p>
<p>Ci torno, ho i parenti, mi piacerebbe fare qualche progetto là ma per adesso sono ancora con i piedi per terra. In Marocco mi sono allenato, non è male il livello ma c&#8217;è carenza tecnica&#8230;magari un giorno perché no, potresti aiutare la boxe a crescere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le nostre storie AMITIE &#8211; Idris Hussain Ali</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 16:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mandato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[cosviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Idris Hussain Ali]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>
		<category><![CDATA[THIS IS MY STORY. OR OURS]]></category>

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		<description><![CDATA[Idris Hussain Ali è originario del Kurdistan iracheno, ha 29 anni, è in Italia dal 2005 e ha un bar nel centro di Bologna. Hai un sogno che vorresti veder realizzato da quando sei venuto in Italia?  Si, ce ne sono tre. Sogno sempre il giorno in cui l’Italia sarà senza problemi economici, politici e gli stranieri potranno vivere qua in tranquillità. Molto spesso gli stranieri che stanno qua pensano di riuscire ad avere la cittadinanza italiana dopo 5 o 6 anni, invece qui passa un secolo prima di averla&#8230;sembra che lo Stato non si fidi di te come cittadino, c’è delusione, c’è amarezza. Per rinnovare il permesso di soggiorno si spendono tempo e soldi quando già ci sono i problemi di tutti i giorni, ci si sente sempre in viaggio, senza la capacità di stabilirsi, di costruire una vita qua. Un sogno personale, invece, è quello di avere tempo per tutto e tutti. Tempo per fare teatro, tempo per lavorare, per andare in vacanza, per gli amici…. avere tempo per fare tutte le cose e non correre sempre solo dietro al lavoro. L’altro sogno è il ritorno nel mio paese, senza aver paura di dittatori che attaccano il paese; poter tornare senza avere paura della guerra e della morte. Qual è la cosa che ti rappresenta di più qua in Italia?  Il mio bar. Una volta è venuta una persona e, parlando al telefono, si chiedeva quale fosse il nome del bar. C’era molta gente, tutti si sono girati e hanno detto “Idris”. Nessuno lo chiama con il nome Swing bar, tutti lo chiamano “da Idris”, mi fa piacere, mi fa sorridere, mi fa stare bene. Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi? Ho sempre lavorato, ho sempre pagato tasse e contributi, ho trovato il tempo e i soldi per studiare  e prendere la patente italiana, lavorando ho anche preso il diploma di scuola media e ho frequentato un corso di teatro per 6 anni; ora che il lavoro è tantissimo, anche se non riesco ad andare alle prove, ci sono con lo spirito. Come contribuisci allo sviluppo nel tuo paese d’origine?  Anni fa, prima di avere l’attività, mandavo soldi perché avevo debiti con la mia famiglia. Dopo che ho aperto questo locale ho avuto bisogno di altri soldi da investire e ho anche aiutato amici fuori dall’Italia. Qui è molto difficile avere prestiti e sei obbligato a contattare la famiglia o gli amici che vivono in altri paesi per avere dei prestiti. Qual è un’immagine chiave, legata alla migrazione, che non scorderai mai?  Il viaggio è una cosa che non si può dimenticare. Conservo nella mia memoria migliaia di immagini, quelle che ancora non mi abbandonano appartengono a sentimenti di paura o felicità. Abbiamo viaggiato con il cavallo, in montagna per ore e ore, col freddo, con la neve fino alle ginocchia. Ricordo i posti bui aspettando che alla fine sorgesse il sole.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/bg_8410833.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2364" style="border-right: 10px" src="http://amitie-community.eu/italia/files/2013/01/bg_8410833-300x225.jpg" alt="Idris Hussain Ali" width="300" height="225" /></a>Idris Hussain Ali è originario del Kurdistan iracheno, ha 29 anni, è in Italia dal 2005 e ha un bar nel centro di Bologna.</p>
<p><strong>Hai un sogno che vorresti veder realizzato da quando sei venuto in Italia? </strong></p>
<p>Si, ce ne sono tre.</p>
<p>Sogno sempre il giorno in cui l’Italia sarà senza problemi economici, politici e gli stranieri potranno vivere qua in tranquillità. Molto spesso gli stranieri che stanno qua pensano di riuscire ad avere la cittadinanza italiana dopo 5 o 6 anni, invece qui passa un secolo prima di averla&#8230;sembra che lo Stato non si fidi di te come cittadino, c’è delusione, c’è amarezza.</p>
<p>Per rinnovare il permesso di soggiorno si spendono tempo e soldi quando già ci sono i problemi di tutti i giorni, ci si sente sempre in viaggio, senza la capacità di stabilirsi, di costruire una vita qua.</p>
<p>Un sogno personale, invece, è quello di avere tempo per tutto e tutti. Tempo per fare teatro, tempo per lavorare, per andare in vacanza, per gli amici…. avere tempo per fare tutte le cose e non correre sempre solo dietro al lavoro.</p>
<p>L’altro sogno è il ritorno nel mio paese, senza aver paura di dittatori che attaccano il paese; poter tornare senza avere paura della guerra e della morte.</p>
<p><strong>Qual è la cosa che ti rappresenta di più qua in Italia?</strong></p>
<p><strong> </strong>Il mio bar. Una volta è venuta una persona e, parlando al telefono, si chiedeva quale fosse il nome del bar. C’era molta gente, tutti si sono girati e hanno detto “Idris”.</p>
<p>Nessuno lo chiama con il nome Swing bar, tutti lo chiamano “da Idris”, mi fa piacere, mi fa sorridere, mi fa stare bene.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo qui, nel paese dove vivi?</strong></p>
<p><strong></strong>Ho sempre lavorato, ho sempre pagato tasse e contributi, ho trovato il tempo e i soldi per studiare  e prendere la patente italiana, lavorando ho anche preso il diploma di scuola media e ho frequentato un corso di teatro per 6 anni; ora che il lavoro è tantissimo, anche se non riesco ad andare alle prove, ci sono con lo spirito.</p>
<p><strong>Come contribuisci allo sviluppo nel tuo paese d’origine?</strong></p>
<p><strong> </strong>Anni fa, prima di avere l’attività, mandavo soldi perché avevo debiti con la mia famiglia. Dopo che ho aperto questo locale ho avuto bisogno di altri soldi da investire e ho anche aiutato amici fuori dall’Italia. Qui è molto difficile avere prestiti e sei obbligato a contattare la famiglia o gli amici che vivono in altri paesi per avere dei prestiti.</p>
<p><strong>Qual è un’immagine chiave, legata alla migrazione, che non scorderai mai?</strong></p>
<p><strong> </strong>Il viaggio è una cosa che non si può dimenticare.</p>
<p>Conservo nella mia memoria migliaia di immagini, quelle che ancora non mi abbandonano appartengono a sentimenti di paura o felicità. Abbiamo viaggiato con il cavallo, in montagna per ore e ore, col freddo, con la neve fino alle ginocchia.</p>
<p>Ricordo i posti bui aspettando che alla fine sorgesse il sole.</p>
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